Percorrendo una qualsiasi strada di collegamento tra grandi città è difficile non notare la progressiva trasformazione e degrado del territorio e la scarsa qualità degli interventi infrastrutturali e architettonici che stanno caratterizzando l’ambiente in cui viviamo. Quanto ci appare, tuttavia, è lo specchio dei valori in cui crediamo e delle scelte operate nella vita di tutti i giorni. Questo ragionamento è facilmente rappresentabile con due schemi: il primo (1) mette in evidenza i valori legati al prodotto, che appare in caratteri cubitali al centro del sistema, il secondo (2) invece quelli connessi all’uomo, anch’egli ben evidenziato nel mezzo del disegno.
Nella prima ‘nuvola’ colpisce il fatto che quanto legato al possesso appaia addirittura prima della produzione, con ai margini dello schema le funzioni d’uso e quanto connesso all’ambiente.
Nella seconda ‘nuvola’ non sono invece indicate l’ecologia e l’ambiente perché insite nella vita biologica, mentre l’economia e il prodotto appaiono nello schema in posizione decentrata.
Soffermando ancora l’attenzione sulle ‘nuvole’ formate attorno a PRODOTTO ed a UOMO si delineano immediatamente due mondi tra loro molto contrastanti che possono però integrarsi e convivere armonicamente ritrovando il giusto equilibrio tra le parti.
Come progettisti possiamo infatti essere gli attori principali di questo cambiamento di approccio per modificare le attuali priorità e batterci per realizzare un ambiente in cui si porti veramente l’uomo al centro del progetto e porre in periferia quanto è semplicemente un mezzo legato allo status o al possesso.
Dobbiamo intervenire per contrastare l’attuale indifferenza con cui si continua a depredare l’intorno ed operare fattivamente per entrare in un rapporto più armonico con l’ambiente che ci circonda, ma sopratutto con i valori che ci sono propri.
Non si vuole con questo demonizzare l’ambito 1 ma far sì che questa nuvola di valori possa convivere con quelli relazionati all’UOMO in cui il PRODOTTO è in periferia: in questa nuova posizione, sintetizzata nello schema, assumerebbe un altro significato formando un nuovo insieme che attiverebbe una diversa e positiva dinamica di relazioni.
Anche in ambito economico si sta facendo sempre più strada la convinzione che la misurazione dello sviluppo di una società non possa basarsi semplicemente su parametri economici, ma che sia necessario adottare altri fattori imponderabili, qualitativi e non quantitativi, come la qualità della vita, dell’ambiente, del grado di istruzione, dei servizi, cioè degli indici che manifestino il grado di benessere non materiale ma vissuto e percepito delle persone.
Le strutture sociali, economiche e produttive che contraddistinguono la civiltà industrializzata si basano essenzialmente su due centralità fondamentali costituite dai flussi di materia ed energia necessari per il funzionamento dei processi produttivi agricoli e/o industriali e dalle relazioni di varia natura che vengono innescate sul territorio tra i diversi attori del sistema.
Bisogna eliminare la focalizzazione su specifiche parti o su un solo prodotto (core business) e tendere a privilegiare la complessità relazionale, la dimensione locale, la flessibilità . Ciò permette di normalizzare e rivitalizzare i legami di ogni attività produttiva e di vita con il proprio contesto sulla base degli output prodotti, nel prioritario obiettivo di ridurre il più possibile quanto non correttamente valorizzato (vedi box approccio sistemico pag.16).
Il pensare per connessioni diventa l’unica soluzione praticabile nel tentativo di risolvere il problema del carico ambientale con cui le produzioni intensive gravano sul territorio. Il progettista sulla base anche delle coerenze tra output disponibili e input richiesti può suggerire connessioni e interazioni vantaggiose, nuovi usi della materia che rendano possibili nuove produzioni e nuove forme di generazione dell’energia, sviluppando così nuovi modelli economici flessibili e multipolari che coinvolgano molteplici attori su uno specifico territorio.
Il progetto in tal senso sarebbe animato da una precisa logica naturale: se ci sono scarti, se si producono rifiuti da smaltire, se si produce inquinamento, si stanno certamente sprecando risorse umane e materiali, che più correttamente intese e impiegate, genererebbero nuovi processi produttivi, nuove occasioni di profitto, nuove forme di coabitazione tra processi produttivi e riproduttivi secondo nuovi equilibri sostenibili nell’ecosistema.
La presenza simultanea e armonica di agricoltura, industria, collettività e Sistema Naturale, all’interno dello stesso ambiente territoriale, diventa la chiave fondamentale per realizzare un modello produttivo sostenibile. Il passaggio necessario per l’attivazione di un tale innovativo piano strategico è mettere a sistema i saperi generati dalla ricerca scientifica e dalla cultura materiale creando rapporti fluidi fra i diversi attori che interagiscono in un contesto specifico.
Ne scaturisce un sistema relazionale molto complesso che col procedere delle connessioni tra le parti acquisisce forte coesione e consapevolezza tanto da acquisire una forza autogenerativa (autopoietica) di tutte le azioni messe in atto. In questo modo è possibile concretizzare un’integrazione tra cultura produttiva e ricerca progettuale che faccia emergere connessioni e coerenze, oggi nascoste, tra rapporti sociali, processi produttivi e riproduttivi e natura verso scenari efficienti e sostenibili.
Questa visione olistica deve prendere avvio dallo studio dettagliato dell’ambito di progetto e del comportamento degli insiemi di parti/soggetti che interagiscono vicendevolmente.
Questo nuovo modo di analizzare la realtà fornisce l’indicazione della quantità e della qualità di quanto ogni processo coinvolge realmente, considera tutti gli aspetti dell’ambito d’indagine e segnala tutte le relazioni che vengono attivate sia nel sistema esistente tra le singole parti che lo compongono sia con il contesto in cui esso è collocato.
Entrano effettivamente in campo:
flussi di materia ed energia
tutto ciò che materialmente permette di avere produzione, scambio e consumo di beni o servizi:
* le risorse (input) che permettono il funzionamento dei processi produttivi o di fruizione quali l’energia, le materie prime, i semilavorati;
* gli scarti (output) e le eccedenze; ogni processo produttivo, infatti, utilizza delle risorse che sotto diverse forme possono generare degli output, siano essi materiali, energia o dati informativi che un approccio produttivo lineare trascura.
* i prodotti realizzati o i servizi erogati;
* la logistica dei beni e delle persone: modi, forme e tempi di organizzazione, movimentazione e distribuzione di materie prime, semilavorati, prodotti, forza lavoro e servizi; la logistica dei processi e la loro gestione;
relazioni attivate
tutti i rapporti che i processi generano direttamente o indirettamente:
* il territorio è l’ambito fondamentale da tenere in considerazione in quanto definisce una spazialità fisica, sociale, culturale, virtuale degli scambi che il processo instaura nel suo insieme (ad esempio il rapporto clienti/fornitori; l’incidenza dei processi di estrazione, trasformazione e consumo delle risorse; la cultura materiale espressa);
* gli enti pubblici che gestiscono la rete dei servizi primari riguardanti l’energia elettrica, l’acqua, la raccolta rifiuti, etc. necessari allo sviluppo primario dei processi; questi stessi sovraintendono inoltre a tutto l’apparato normativo e legislativo che limita e definisce un processo. Il progetto sistemico deve confrontarsi con le possibilità , i divieti ed i vincoli che la legislazione, impostata sul modello produttivo lineare, pone alla realizzazione di un sistema aperto;
* gli enti privati che sono gli erogatori dei servizi a supporto del processo produttivo; essi predispongono e rendono fruibili le risorse informative e gestionali che si rendono necessarie nell’arco del processo;
* i produttori dei beni, dei servizi, dei componenti e dei semilavorati che un processo utilizza e consuma. Un processo/prodotto, infatti innesca una serie di relazioni produttive, per cui non sarà da considerare solo il produttore del bene specifico richiesto al processo, ma anche tutti i produttori/fornitori iniziali e intermedi che entrano in relazione con il prodotto o bene finale;
* gli utenti d’uso: gli utenti reali cioè i consumatori e i fruitori dei prodotti o dei servizi, a cui è finalizzato il processo/prodotto in questione;
* gli utenti di gestione: coloro che gestiscono o curano la manutenzione di prodotti e servizi nella loro successiva fase d’uso.
Mentre sino ad ora si è prestata attenzione alle quantità e qualità delle materie prime e alle loro precipue caratteristiche, per il nostro futuro sarà altrettanto interessante ed essenziale focalizzare l’attenzione non solo su quanto può entrare in un sistema ma soprattutto su quanto ne potrà uscire.
Con questa visione nasce un progetto più allargato e complesso, che abbraccia tutta la filiera produttiva così che le problematiche inerenti gli scarti di lavorazione vengono poste sullo stesso livello degli approvvigionamenti e degli utilizzi delle materie prime. Si dovranno principalmente approfondire le qualità degli output e non solo le quantità , perché è proprio da quelle che ne potranno scaturire i reali futuri utilizzi. Vale a dire che si potranno mettere in relazione diverse situazioni produttive in modo che le specifiche qualità degli output di una produzione possano diventare l’input di un’altra.
In prospettiva diventa fondamentale ed ineludibile l’elaborazione di una visione multidisciplinare, verso cui far convergere diverse conoscenze scientifiche auspicando un’innovazione ispirata alla reale dinamica di funzionamento della Natura.
Il sapere da diffondere non dovrà riguardare la semplice messa in scena di un manufatto in cui si valorizzi la sola componente estetica, ma si dovrà porre l’accento sulla consapevolezza di operare in un sistema per cui l’attenzione progettuale non sarà limitata ai soli prodotti ma al sistema a cui sono relazionati e dal quale sono generati: un sistema di valori sociali, culturali ed etici.