Risorse naturali: di chi e per chi? Una opportunità  per la società  o un business per pochi?

Le risorse rinnovabili sono tali ma non infinite. L’Italia ne dispone di interessanti, a tal punto che investitori esteri sono impegnati ad approfittarne. Le aree in cui possono essere efficientemente sfruttate sono in fase di saturazione, in particolare per l’eolico. I Governi, in relazione agli impegni internazionali sottoscritti, programmano ingenti finanziamenti per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Il nostro procede sulla stessa direttrice stanziando ingenti risorse economiche. Gli stanziamenti sul CIP6 sono pari a 10 miliardi di euro ma il conto energia che grava sulle bollette energetiche, a regime, necessiterà  di 1 miliardo di euro annui. Risorse prodotte da noi Italiani secondo modalità  differenti.

Le aziende che operano sui temi della sostenibilità , in particolare coloro che operano nella realizzazione di grandi centrali da fonti rinnovabili, sono motivate dai risultati economici e non da alti obiettivi ideologici e ambientalistici. Corretto.

Le aziende devono avere come principale obiettivo il profitto. Ma l’utilizzo di risorse economiche pubbliche dovrebbe essere riservato a soggetti in cui sia alto il valore attribuito alla responsabilità  sociale. E’ compito della pubblica amministrazione controllare ed indirizzare le attività , al fine di valorizzare le risorse, naturali ed economiche, per la popolazione italiana ed in particolare quella dell’area in cui la risorsa è disponibile.

L’Italia non ha molte risorse naturali e, ancor meno, finanziarie, e dovrebbe utilizzare le stesse quale volano per lo sviluppo e per i suoi cittadini. La pubblica amministrazione dovrebbe essere in grado di indirizzare le iniziative e gli interventi, finalizzandoli allo sviluppo socio economico attraverso progetti sostenibili.

L’assenza di un corretto coordinamento, in grado di sviluppare e verificare progettualità  che creino sinergia tra interventi, è la causa del proliferare di iniziative prettamente speculative. Iniziative finalizzate all’utilizzo delle risorse naturali, di cui disponiamo, e dei supporti finanziari, messi a disposizione dallo Stato italiano, da noi tutti, per fini speculativi. Come dicevamo, è un corretto comportamento del mondo imprenditoriale. Di fatto, a causa di una imprenditoria italiana che spesso è poco lungimirante, all’assenza di sinergie imprenditoriali e, principalmente, all’assenza di sinergie con il sistema finanziario, non è l’imprenditoria italiana a speculare su queste risorse.

Le nostre risorse naturali e quelle economiche a loro sostegno sono oggetto di interventi speculativi da parte di investitori esteri, che operano sul nostro territorio direttamente o attraverso soggetti italiani. Le nostre risorse sono trasportate, in molteplici forme, fuori dal nostro territorio. Noi cittadini italiani assistiamo all’espropriazione delle nostre risorse naturali e quelle economiche, persino rallegrandocene.

Una procedura attuata regolarmente, da parte di speculatori in varie vesti, nei paesi in via di sviluppo. L’Italia dovremmo classificarla come un paese del terzo mondo, in cui gli speculatori, disinteressati alla popolazione ed al territorio, espropriano la popolazione delle loro risorse? No! No, perché la nostra situazione è di gran lunga peggiore. Siamo così miopi, o meglio lo è chi amministra la ‘cosa pubblica’, da non vedere quel che possono essere, per la popolazione, quelle risorse correttamente utilizzate. Talmente miopi da vedere solo alcuni aspetti: ‘raggiungimento di traguardi importanti nell’utilizzo delle risorse naturali’. Talmente miopi da non capire che la nostra situazione è peggiore dei paesi in via di sviluppo. I paesi in via di sviluppo si lasciano espropriare le risorse naturali. Noi finanziamo coloro che ci espropriano delle risorse naturali.

Due delle più interessanti risorse, eolico e fotovoltaico, sono di elevato interesse in alcune aree del Sud Italia, aree per il cui sviluppo si discute e si investe da oltre mezzo secolo mentre, oggi, finanziamo fondi esteri per sottrarle al territorio.

L’eolico del Sud Italia potrebbe finanziare lo sviluppo economico del territorio, come nel progetto di Biccari, un raro caso di lungimiranza degli organi amministrativi. Il Sindaco ha dichiarato dall’avvio del progetto: ‘non ho bisogno di campi di calcio se i giovani vanno via per assenza di lavoro, ho bisogno di creare posti di lavoroâ¦.’. Il progetto condotto su Biccari (FG) si è posto, come prioritario, l’obiettivo di generare sviluppo su un territorio che vedeva un costante invecchiamento della popolazione, l’abbandono dei giovani e la chiusura di ogni attività  economica. Il progetto in corso, permetterà  di raggiungere traguardi rilevanti grazie alle fonti rinnovabili che genereranno ricadute sul territorio:

1. realizzazione di un parco eolico da 126 MWp;

2. creazione di un insediamento industriale finalizzato alla produzione di tecnologie domotico-energetiche, la cui occupazione è sostenuta da parte dei proventi eolici;

3. interventi per la valorizzazione dell’area (centro storico, boschi, colline, monti ed un lago ad oltre 900m. slm) nonché Paese che ha dato la vita a Menichella, (governatore della Banca d’Italia), attraverso il progetto ‘Città  Ideale di Biccari’;

4. alloggi sociali per i dipendenti, energeticamente sostenuta;

5. casa per anziani, energeticamente sostenuta e dotata degli ausili per la particolare utenza;

6. centro turistico-divulgativo, anch’esso sostenuto dalle fonti rinnovabili;

7. centrale ibrida e sviluppo della filiera agricola.

Il fotovoltaico, con il contributo del Conto Energia, ricavato da una tassazione suppletiva sul consumo energetico di tutti i cittadini italiani, è il più interessante del mondo. Tale da attrarre investitori esteri che, oltre a selezionare i migliori terreni, utilizzano le nostre sottostazioni, impedendo ad altri progetti di essere completati. Certo il governo potrà  vantare il raggiungimento di obiettivi in produzione energetica da fonti rinnovabili. Ma, di certo, l’agricoltore avrà  interrotto la produzione di ottimi ortaggi a fronte di un fitto di 3-4 mila euro annui. Altrettanto certo è, che con le risorse economiche di noi cittadini, gli speculatori avranno realizzato un business eccezionale espropriando le nostre risorse. Risorse che opportunamente progettate avrebbero portato gli stessi obiettivi in termini di produzione energetica da fonti rinnovabili, ma con ricadute socio-economiche per la società . Se la pubblica amministrazione correggesse la propria miopia potrebbe ottenere questi risultati:

*   realizzazione di oltre 50.000 alloggi destinati a fitti sociali;
*   produzione di 1,3 milioni di megawattora annui da fonti rinnovabili;
*   riduzioni del CO2 per oltre 1,3 milioni di tonnellate annui;
*   merce movimentata per 8 miliardi di euro, nel settore edile/energetico, con relativa iva, tasse ed attività  industriali;
*   occupazione direttamente generata, per oltre 12 mesi, di circa 50.000 addetti, oltre l’indotto generato dalle attività  edili ed industriali per proseguire con le attività  manutentive e di gestione.

Un’operazione che avrebbe forti ricadute d’immagine anche a carattere europeo e mondiale

Attraverso la sinergia tra le industrie e le pubbliche amministrazioni locali, si potrebbe perseguire la realizzazione di interventi sociali sostenuti dalla produzione di energia da fonti rinnovabili:

* interventi di social housing, finalizzati a fitti sociali, supportati da un fondo sociale a garanzia dei fitti nell’eventualità  di perdita del posto di lavoro;

* realizzazione di case per anziani;

* realizzazione di locali per servizi sociali;

* realizzazione di interventi finalizzati alla valorizzazione delle aree, alla tutela dell’ambiente ed al miglioramento della qualità  della vita (sistemi per il monitoraggio ambientale, infrastrutture per la riduzione dell’inquinamento acustico, infrastrutture per la gestione delle acque, infrastrutture per le aree verdi, infrastrutture per le aree industriali/artigianali, infrastrutture sanitarie ed ambulatoriali, ecc.);

* realizzazione di interventi per lo sviluppo economico, da affidare ad organizzazioni cooperativistiche e/o giovanili, quali centri turistico-residenziale con annessi servizi.

Correggendo la miopia della pubblica amministrazione ed utilizzando correttamente le risorse naturali ed economiche, otterremmo opere sociali, tutela dell’ambiente (attraverso l’utilizzo di fonti rinnovabili e la riduzione delle emissioni), lavoro per i professionisti, lavoro per le imprese edili e lavoro per le industrie. Con ricadute positive attraverso l’indotto generato sia nella fase di realizzazione che nella fase di gestione.

Risultati quantomeno interessanti in periodi di negativa congiuntura economica.

2011-01-17T12:41:01+00:00