Intervista al Maestro Michelangelo Pistoletto

Spina

Come vedi, dal tuo punto di osservazione, la ‘crisi strutturale’ del Biellese?

Pistoletto

Quella che anche nel Biellese, come in ogni altro luogo del mondo occidentale – definito ‘economicamente benestante’ –  stiamo vivendo, è la crisi della produzione industriale in serie.

Nei paesi sfruttati prima dal colonialismo poi dal sistema post coloniale, che in genere determina situazioni peggiori delle precedenti, la crisi a parer mio, deriva dallo sfruttamento di quei popoli e dalla loro dipendenza totale dai paesi tecnologicamente avanzati; quando questi paesi infatti sono stati liberati non hanno avuto la possibilità  di sviluppare una autonoma economia, rimanendo dipendenti dell’occidente, tecnologicamente avanzato.

La crisi delle potenze sfruttatrici delle materie prime – e tra le materie prime devi mettere anche gli esseri umani â è una crisi di super produzione, sia in senso concreto â la moltiplicazione di merci – sia in senso astratto â la produzione puramente finanziaria.

Le aree della miseria e i paesi della ricchezza sono dunque entrambe in crisi, in maniera diversa.

Io penso che il Biellese possa ripartire da quelli che sono stati i fattori della sua nascita e della sua fioritura: la coesistenza tra commercializzazione verso l’esterno dei prodotti industriali e consumo locale. Originariamente il Biellese si è sviluppato lungo questo doppio binario.

Secondo me bisogna ritrovare questa stessa situazione. La povertà  che si sta ricreando per il collasso di una parte del sistema industriale ci indica che quella strada ha ancora un senso; c’è la necessità  di recuperare le zone degradate, abbandonate, lasciate fuori dal sistema economico iperproduttivo. Ecco, secondo me in questo senso Biella potrebbe essere un buon esempio di come Occidente e Oriente, Nord e Sud del mondo possono in qualche maniera accordare questi estremi.

Spina

Qual è, in questa visione, il ruolo che la cultura può svolgere per fare della crisi un’occasione di cambiamento?

Pistoletto

A volte può sembrare che io non parli di cultura, che parli d’altro.

Ma secondo me la cultura è comprensiva del vivere nel suo insieme. Oggi la cultura non può disinteressarsi di questi fenomeni pratici. La cultura non è solo dire, ma è fare, e per fare oggi bisogna immischiarsi nella realtà . Quindi la cultura, specialmente la sua parte più creativa, che è il mondo dell’arte, non può non entrare attivamente nella soluzione dei problemi o nell’apertura di nuove prospettive, e per far questo deve avere una visione reale e globale delle cose. Quindi io direi che siamo in una fase di ‘realismo culturale’.

Spina

Ancora una riflessione sulla crisi. Tu hai parlato di un modello occidentale e di queste due caratteristiche della crisi mondiale. Ma tra gli elementi che per tempo avevano indicato che si andava verso l’esaurimento di un certo modello produttivo c’è quella che alcuni specialisti chiamano l’esaurirsi del ‘dinamismo creativo’. Credi che la crisi sia stata determinata anche dal fatto che il modello produttivo ha sempre considerato l’arte solo come fatto estetico?

Pistoletto

L’arte ha raggiunto una piena autonomia nel XX secolo,  dovuta anche allo sviluppo tecnologico, che ha tolto all’artista le prerogative che aveva nel passato: quelle di riprodurre la realtà , di proporre le immagini e comunicare attraverso di esse. La tecnologia foto-cinematografica ha messo in crisi, la manualità  della comunicazione immaginifica. La parola però, è rimasta parola: che passi attraverso un amplificatore, un registratore o un computer, la parola in sé non è in crisi.

L’arte plastico-visiva invece si è allontanata dalla vita pratica, per i motivi che dicevo prima, e  ha cercato la possibilità  di sopravvivere attraverso l’essenzialità  dell’espressione personale, percorrendo anche approfonditamente vari ambiti che vanno dal rapporto segnico al rapporto psicologico che unisce realtà  e sogno. Insomma, il â900 ha portato l’arte ad un’autonomia, ma fuori dai contatti reali con il mondo, che invece prima aveva.

La mia risposta alla tua domanda è quindi: sì, c’è una crisi nel rapporto tra arte e società . Adesso quello che personalmente sto cercando di fare, e che altri artisti man mano cercano di realizzare, è una ripresa di contatto molto diretto e possibilmente efficiente ed efficace tra creatività  e mondo, attraverso l’elemento essenziale della comune responsabilità : la nuova prospettiva si costruisce insieme nell’impegno di trasformazione sociale responsabile’.

Spina

Tu usi alternativamente, nelle tue riflessioni, tre termini, come fossero sinonimi: cultura, arte e creatività . Quale significato attribuisci a queste parole, e quali le loro reciproche relazioni?

Pistoletto

La cultura in tutti gli ambiti del vivere sociale è attivata dalla creatività .

L’arte ha assunto una caratteristica di accentuazione, di concentrazione del fenomeno creativo, di autonomia liberata di tutti gli schemi, le chiusure e le limitazioni che, fino al â900, impedivano il passaggio verso una nuova visione del mondo. Questa libertà  dell’arte oggi è di grande utilità , perché si è aperta ad una dinamica che travalica le gabbie economico-politiche.

La creatività  andrebbe messa in primo piano, perché è l’elemento basilare della società , perché muove il mondo degli umani, l’arte ne è l’espressione primaria ed è la scintilla che fa ruotare il motore della cultura che, come detto prima, concerne l’intero tessuto operativo della comunità  umana.

Spina

La crisi per te è l’annuncio di una transizione a una fase post industriale con l’avvento di un sistema del tutto nuovo oppure un malessere grave nei suoi effetti ma passeggero, destinato a riprendere la sua progressione secondo i vecchi canoni?

Pistoletto

Se mi parli di evoluzione sono d’accordo, se di progressione no.

Oggi l’evoluzione non è più solo la progressione che procede nella stessa direzione del sistema che ha condotto l’economia ‘capitalistica’ al punto in cui si trova oggi. Guardiamo all’arte. La storia dell’arte moderna ha accompagnato la storia moderna.

Il Futurismo è un esempio calzante: si muoveva con slancio potente, ideologicamente coerente con lo slancio del progresso tecnologico: è uno dei pochi movimenti non introversi dell’arte moderna, che si sono accompagnati idealmente e simbolicamente alla incondizionata corsa ‘progressista’.

Nel giro di settanta, ottant’anni siamo arrivati alla saturazione di tutto ciò che quel movimento vedeva in quell’idea di progresso: l’automobile, la velocità , il treno, l’aereo… Le automobili, oggi, non sappiamo più dove ficcarle, gli aerei e i satelliti artificiali affollano i cieli, viviamo nel terrore dell’esplosione mondiale, perchè oltre alle bombe atomiche, produciamo sostanze tossiche, che, se ci sfuggono di mano, possono distruggere l’umanità ; anzi, alcune ci sono già  sfuggite, e facciamo fatica a rimettere le cose in ordine, il progresso è giunto alla saturazione.

Questa è la condizione drammatica del nostro tempo, una situazione limite che non si risolve considerando il solo problema, ma l’insieme delle situazioni che portano al collasso.

Spina

Puoi riportare queste riflessioni di carattere generale al ruolo che in questo contesto attribuisci a Cittadellarte come soggetto che opera in una determinata realtà  territoriale, il Biellese, per di più in crisi?

Pistoletto

Il segno del Terzo Paradiso, entro il quale Cittadellarte si inscrive, dice tutto: dice che il primo paradiso, la Natura nella sua intelligente integrità , e il secondo, quello dell’artificio, devono trovare ricomposizione in un campo comune. Quindi la scienza e la tecnologia non più sparate in avanti com’era nell’idea modernistica, ma volte a riconsiderare ciò che è stato fatto uscendo dalla Natura. Ovviamente, non si può tornare alla Natura pensando a un mondo di esseri primitivi.

Qui sta la capacità  di dirigere la ricerca non più soltanto verso l’ignoto che sta davanti a noi, ma anche a ciò che sta dietro di noi, e che ha bisogno di trasformazione. C’è bisogno di un progresso conservativo, per conseguire una vera evoluzione.

Non possiamo più parlare di una linea retta, ma di un movimento che porta davanti a noi ciò che sta dietro alle nostre spalle, nel tempo e nello spazio. Cittadellarte lavora su questa svolta.

Spina

In che modo Cittadellarte collaborerà  perché il Biellese diventi un laboratorio di questa visione di futuro nella quale si realizzi quell’unione di ciò che nella storia moderna si è separato?

Pistoletto

Il Biellese può essere, per la sua conformazione culturale, economica, ambientale, paesaggistica, un buon laboratorio, perché si possono far sopravvivere nella maniera migliore attività  tradizionali, oggi abbandonate, e una produzione industriale, riorganizzata. L’industria tessile può rimanere fattore attivo ma non unico, bensì equilibrato rispetto ai diversi altri  economici legati alla natura del territorio: l’acqua minerale, la lana, il riso, oltre al turismo del benessere e della multiculturalità , in cui si impegna Cittadellarte.

Nel Biellese ci sono tutti questi elementi. C’è quella parte che è servita a lungo per sostenere  un’economia concorrenziale rispetto al mondo:  l’agricoltura, oggi per gran parte abbandonata. Le due antiche anime del Biellese possono ridiventare protagoniste e intrecciarsi così come è necessario che si intreccino nel mondo. In questo verso Cittadellarte si offre come laboratorio glocale, che cerca soluzioni pratiche a livello territoriale, guardando però contemporaneamente, a necessità  di proporzione globale.

Spina

Tu hai recuperato delle strutture industriali dismesse nelle quali hai recentemente fondato il ‘Museo del futuro’. Quali sono le proposte di punta di questa visione? Qual è il filo rosso che lega progetti apparentemente distanti e diversi, ad esempio BEST e il Terzo paradiso?

Pistoletto

La migliore comunicazione di un’idea è l’esempio. Non illusione, non utopia ma esempio. Immaginare il futuro non basta bisogna costruirlo. Noi immaginiamo facendo. Esistono i musei del passato, i musi del presente, ma come si può realizzare un museo del futuro, senza che sia fantascienza? Si realizza attraverso l’esposizione dei laboratori e delle produzioni ecosostenibili che vengono proposte e commercializzate. Abbiamo avviato, da un paio d’anni, una sezione dedicata all’architettura: NOVA Civitas, NOVA è l’acronimo di Nuovi Organismi di Vita Abitativa. Proponiamo materiali naturali e sistemi energetici che si diffonderanno nella pratica edilizia.

Altro settore del Museo del Futuro è Cittadellarte Fashion BEST Bio Ethical Sostenable Trend. Moda eco, etico, sostenibile. Un design che orientato all’ecoeticità  dei materiali: dalla materia prima al filo al tessuto agli accessori.

I punti essenziali sono quelli che già  indicati presentando il Progetto Arte nel 1994 e divenuto il riferimento di fondo della Cittadellarte. Nella mostra di Prato (1996) denominata ‘Habitus, Abito, Abitare’ ho indicato come il filo conduttore di questo percorso che va dalla mente al corpo riguardi proprio la vita dell’essere umano.

Abito: l’abito è costume, comportamento, produzione ed esprime una dinamica economica molto forte.

Biella è un distretto tessile. L’arretratezza culturale del Biellese, l’incapacità  di molti indu-striali biellesi di essere creativi e di assumere responsabilità , anche nei confronti di chi lavora e, sopratutto, l’incapacità  di condividere progetti, è stato uno dei motivi del collasso. Questa è un po’ una malattia italiana, la stessa che vediamo nella politica: vediamo ormai che l’incapacità  di condividere  sta creando disastri e porta alla dittatura.

Abitare: l’habitat umano è il paesaggio che ancora oggi ci offre enormi possibilità : esso non è solo una bella cosa da guardare, ma da vivere e preservare. Non degradare e non abbandonare la natura, ma recuperare un rapporto con essa. Cosa possiamo fare per il nostro abito e il nostro abitare? ricercare i materiali ecologici e i modi nuovi di operare,  adottando tutto quello che rende sostenibile il rapporto uomo natura e natura uomo.

La natura sa riconvertire. Imitiamo nuovamente la natura, ma convertendo anche questa smania di moltiplicazione e di possesso che ormai ci soffoca.

2011-01-14T18:54:47+00:00