Giovanni Viel, un ricordo.

Il 19 Settembre è deceduto Giovanni Viel. Aveva 65 anni.

Gianni era un geologo. Si era laureato a Bologna nella prima metà  degli anni settanta e la sua tesi di laurea, con successivi sviluppi ed approfondimenti era approdata ad un saggio fondamentale: Litostratigrafia ladinica: una revisione. Ricostruzione paleografica e paleostrutturale dell’area Dolomitico-Cadorina (Alpi Meridionali), uscito in due fascicoli nella Rivista Italiana di Paleontologia tra marzo e giugno 1979. Ma molti altri sono stati i suoi saggi, dedicati, con analisi paleografiche e stratigrafiche, alla zona del Sudalpino nel periodo ladino-carnico, fino all’ipotesi ricostruttiva delle fasi di orogenesi del Sudalpino nel Trias medio-superiore, brillantemente esposta in Polarità  tettonica e vulcanismo ladino-carnici del Sudalpino, apparsa nel Rendiconto della Società  Geologica Italiana nel 1981. Questa vocazione alla ricerca pura non lo ha mai abbandonato, tant’è che dal 2008 aveva ripreso a girare e a ârilevare’, nelle zone del bellunese, con l’amico e collega Farabegoli, raccogliendo materiali preziosi, che verranno sicuramente sviluppati e diventeranno un nuovo contributo scientifico.

La montagna era la sua grande passione e la viveva intensamente: sestogradista di rilievo, in gioventù aveva contribuito all’apertura di itinerari estremamente impegnativi sulle sue montagne, in particolare il gruppo dello Schiara. Era una guida esperta e sicura con i suoi amici, anche sull’appennino bolognese, dove si recava spesso non disdegnando in inverno i difficili canaloni ghiacciati.

Ma ricordare Gianni Viel per me significa soprattutto riandare indietro nel tempo ai primi anni â80, quando iniziavo l’attività  professionale di urbanista.

Le mie prime esperienze di pianificatore, le ho vissute e condivise con lui. Ed è del 1982/84 la sua prima collaborazione alla stesura di un P.R.G.: quello di Vergato, comune del bolognese, poi seguito da Pianoro, nel quale sviluppò per la prima volta un metodo che si può dire che avrebbe fatto scuola.

In quello come in altre esperienze successive l’obiettivo, complesso, era riuscire ad orientare le decisioni degli amministratori locali (anche lui tra l’altro fece un’esperienza quinquennale come assessore all’ambiente di un comune), verso i primi e incerti tentativi di una pianificazione che oggi si definirebbe sostenibile, aiutati in questo anche dalla appena nata legge urbanistica regionale n. 47, denominata ‘tutela e uso del territorio’. C’era un grande entusiasmo e un vero e proprio caos creativo, si cercava di coniugare i diversi percorsi formativi e conoscitivi verso una sintesi di piano che riuscisse ad amalgamare ipotesi di sviluppo con obiettivi di tutela e conservazione delle risorse  territoriali, in una efficace pratica interdisciplinare. E lui da subito elaborò contributi straordinari, che avrebbero aperto gli occhi sulle questioni della geologia applicata alla pianificazione a un’intera generazione di progettisti. Tra l’altro le sue idee furono pubblicate in numerosi saggi tra i quali: Limiti fisici allo sviluppo insediativo, Viel G., Preti D., Rocchi P.G., Sani M., Atti secondo seminario Cartografia Geologica, Bologna 1990; Urban geology and its application to the Bologna area, Viel G., De Nardo M.T., Montaguti M., Palumbo A., Tomassetti C., in ‘Second Congress on Regional Geological Cartography and Information Systems’, Barcelona 1997, solo per citarne alcuni.

Il suo impegno nella geologia applicata alla pianificazione è stato enorme, a tutte le scale territoriali e a tutti i livelli istituzionali.

Ha contribuito, per il Piano Territoriale Regionale dell’Emilia-Romagna, alla componente geologica e morfologico-paesaggistica della ‘Matrice Ambientale’, approccio innovativo che anticipava tutte le esigenze della sostenibilità  strategica, tentato con altri ‘coraggiosi innovatori’, delle modalità  di una pianificazione che deve essere ben orientata disciplinarmente e sorretta da una buona capacità  di ascolto sociale.

Erano gli anni 1986-87, quando la pianificazione regionale era ancora agli albori. Come è stato scritto: ‘Il suo contributo alla âMatrice Ambientale’  mirava a sintetizzare le esigenze prioritarie dello sviluppo edilizio, produttivo, infrastrutturale, alle effettive condizioni di rischio ambientale delle diverse parti del territorio anche in funzione dei processi complessi che in queste si svolgono. Si profilava dunque una metodologia che rivoluzionava i principi stessi della pianificazione: per la prima volta in Italia le aree urbane venivano individuate a partire da un’organica valutazione delle zone a rischio ambientale (idrogeologico e strutturale), all’interno e all’esterno delle quali venivano fissati i criteri di edificazione‘ (Gallingani M., Viel R.).

Sempre alla metà  degli anni ‘80 Viel dette un significativo contributo alla redazione del Piano Infraregionale della Provincia di Bologna, con l’ideazione del ‘Progetto Fiumi’, dove si individuavano i terrazzi fluviali in base alla loro connessione con le falde acquifere sotterranee, allo scopo di determinare la salvaguardia della risorsa idrica. A questa elaborazione si è affiancata la ‘Griglia delle compatibilità  e delle politiche’, che considerava la pericolosità  e la fragilità  geologica della fascia di territorio attraversato dalla Via Emilia e dell’intera area urbana bolognese.

Ma Gianni ha lavorato in numerose altre realtà  territoriali. Vanno ricordate: nel 1996-1997 le analisi geo-ambientali per il Piano Territoriale Provinciale di Brescia; nel 1999 con la ‘Carta del Rischio’ della Provincia di Verona, che prendeva in esame il rischio idrogeologico e la pericolosità  sismica; nel 1999-2003 con studi relativi alla fisiografia ed al rischio da versante, idrogeologico e idraulico, per il Piano Provinciale di Coordinamento (P.T.C.P.) della Provincia di Biella; nel 2003 con la revisione della pericolosità  di versante e idrogeologica per il P.T.C.P. della Provincia di Lecco.

Negli anni â90, per il Ministero delle Politiche Agricole, ha elaborato la prima sintesi sistematica della cartografia geologica, interpretando in chiave unitaria gli oltre duecento fogli della Carta Geologica d’Italia, per formare, dell’Atlante Nazionale del Territorio Rurale, le sue determinanti fisiche, per un’azione di programmazione integrata.

Oltre a numerosi Piani regolatori e, dopo l’uscita della l.r. n.20 del 2000, a numerosi Piani Strutturali Comunali, anche in forma associata, negli ultimi tempi obiettivo della sua ricerca e del suo lavoro professionale era diventato il difficile e attuale tema dello studio della pericolosità  sismica, affrontato in modo innovativo per il P.S.C. del comune di Cattolica, lavoro la cui sintesi è stata esposta nel 2007, al XXVI Convegno Nazionale del Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida nell’intervento ‘Esperienza di caratterizzazione sismica a scala comunale: zonizzazione e normative per il comune di Cattolica’.

Le cose fin qui ricordate non riescono, se non in minima parte, a dare conto della straordinaria esperienza professionale di Gianni; a me piace ricordare ciò che io ho ‘preso’ da lui e cioè indicazioni non verso sterili forme di tutela, ma verso una consapevole, informata e condivisa visione strategica della salvaguardia di un patrimonio collettivo (il suolo, l’acqua), il cui uso distorto e soprattutto i conseguenti effetti, metteva continuamente in risalto con le sue analisi innovative ed i suggerimenti normativi e progettuali.

Oltre alla citata passione per la l’alpinismo, va ricordato che nel suo bagaglio di esperienze ci sono stati anche l’insegnamento, nelle scuole medie superiori (non quello universitario che gli era stato negato da futili questioni baronali), la militanza nel sindacato scuola della CGIL, i suoi vasti interessi culturali e per la politica.

La sua è una perdita incolmabile, solo in minima parte lenita dalla speranza che qualcosa del suo sapere, che così generosamente elargiva (e con quale pazienza), sia stata tramandata, nel ruolo che forse non gli garbava, ma che svolgeva con attenzione, di formatore, dei suoi collaboratori, di noi tecnici che avevamo la fortuna di lavorarci, dei quadri amministrativi e tecnici delle amministrazioni degli enti che avevano la fortuna di averlo come consulente. Su questo suo ruolo â una volta passata la tristezza – bisognerà  riflettere e trarre insegnamenti da divulgare.

2011-01-17T11:34:30+00:00