Professione paesaggista: promuovere la formazione per favorire la partecipazione
Workshop internazionale di progettazione sul Brolo di San Giacomo di Veglia a Vittorio Veneto
Dar voce alle segnalazioni dei beni più amati in Italia per assicurarne un futuro è lo scopo de ‘I Luoghi del Cuore’, il censimento nazionale promosso dal FAI â Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Con cadenza biennale il FAI chiede ai cittadini di indicare quei luoghi che sentono particolarmente cari e importanti e che vorrebbero fossero ricordati e conservati intatti per le generazioni future. Un piccolo segno per dimostrare di voler difendere tesori piccoli e grandi, più o meno noti, che occupano tuttavia un posto speciale nella vita di ciascuno. Qui risiede la forza del censimento: nella scelta di ogni cittadino di attivarsi in favore del territorio vissuto, o a cui è legato per motivi affettivi, per testimoniare il valore che lo elegge a ‘bene comune’.
Nel censimento del 2006 dedicato ai Luoghi del Cuore di Natura ben 13.060 persone hanno scelto di segnalare il Brolo del Monastero di San Giacomo di Veglia nel comune di Vittorio Veneto (TV). Per alcuni nient’altro che un prato destinato inevitabilmente a essere ‘occupato’ o cementificato; per molti altri â tra cui il poeta Andrea Zanzotto, fattosi portavoce della difesa del Brolo â uno spazio significante per la sua vicinanza al monastero di clausura, ma anche in quanto area verde da mantenere intatta o semmai da valorizzare. La creazione di un parco agricolo pubblico potrebbe, ad esempio, suggellare una relazione tra uomo e paesaggio rispettosa del passato e significativa per il presente. Il brolo infatti si trova alle spalle dell’attuale Monastero dei SS. Gervasio e Protasio a San Giacomo di Veglia, cuore del tessuto urbano dal punto di vista sociale e storico-culturale. Il monastero accoglie una ventina di monache benedettine cistercensi di clausura là dove un tempo era collocata una villa veneta incompiuta, di cui si conservano le due barchesse settecentesche e le tracce di un muro di cinta intorno al brolo.
Sicuramente funzionale e integrato alla villa veneta d’origine, come dimostrato dalle ricerche storiche, non è stato mai parte del monastero, tanto che attualmente è proprietà del Comune di Vittorio Veneto. E’ per questo un ‘soggetto’ paesaggistico significativo nel tessuto urbano, rimasto però slegato dal suo contesto di appartenenza e di fatto non disponibile alla cittadinanza.
Nel 2007, al termine del censimento de I Luoghi del Cuore, trovammo in loco una situazione di forte conflittualità . Da un lato l’amministrazione pubblica che perseguiva interventi per rendere l’area fruibile alla comunità (piazza prima, poi scuola e palestra, ora area agricola delle cooperative sociali); dall’altro differenti comitati di cittadini: ad esempio, una rappresentanza chiedeva la cessione e l’acquisto del brolo da parte delle monache; un’altra rivendicava la destinazione pubblica a favore del quartiere. Gli scontri sul destino dell’area sia tra le forze politiche sia tra i cittadini sono stati accesi e continuativi e tuttora il futuro del brolo resta da definire.
Per la fondazione è stata di primaria importanza la necessità di favorire il confronto tra le diverse istanze territoriali, enfatizzando l’esigenza di conservare l’identità dell’area dal punto di vista naturalistico e paesaggistico. Un bene così importante esige certamente che i suoi valori ambientali e culturali siano conservati, ma evidentemente può garantirsi un futuro solo in un contesto sociale e culturale che lo senta proprio e che vi trasferisca i propri valori. Appare evidente come qui sia in gioco non solo l’attualizzazione di un patrimonio, ma la capacità di ascoltare il territorio e di governare le trasformazioni che vi si susseguono. Ma in che modo? Come riportare la partecipazione dei cittadini sul terreno fertile del pensiero progettuale?
Nasce così l’idea di organizzare a Vittorio Veneto un workshop di progettazione aperto agli studenti, idea subito accolta con favore dai professori Enrico Fontanari e Mariapia Cunico dell’Università IUAV di Venezia e da loro estesa a Versailles e Monaco per dare vita ad un workshop internazionale. L’obiettivo era duplice: offrire ai cittadini di Vittorio Veneto, e non solo, un momento di riflessione e approfondimento sui possibili progetti per il brolo, in grado di conservare una significativa area verde, ma provando a immaginare un futuro che ne rispetti l’identità ; in secondo luogo, dare valore alla formazione, nella convinzione che il brolo costituisca un ‘caso’ progettuale molto stimolante, in grado di arricchire il bagaglio culturale di futuri giovani professionisti, mettendo a confronto le scuole paesaggistiche più note d’Europa.
E’ stato così che dal 7 al 14 settembre una ventina tra laureandi e dottorandi dell’Università IUAV di Venezia, dell’àcole Nationale Supèrieure du Paysage de Versailles e della Technische Università¤t Mà¼nchen (TUM) si sono confrontati con il caso del brolo per sviluppare ed esercitare le loro competenze progettuali, guidati da un gruppo di docenti di fama internazionale, tra cui si annoverano importanti paesaggisti come Enrico Fontanari, Mariapia Cunico, Elisabetta Cereghini, Udo Weilacher e il portoghese Joao Nuà±es.
Gestito con grande efficacia dalla Delegazione FAI di Treviso nella splendida cornice di Serravalle (il nucleo di più antica formazione di Vittorio Veneto), nelle aule del Collegio Dante Alighieri, il workshop è stato declinato come un intensivo laboratorio progettuale, attraverso l’intreccio di seminari, sopralluoghi, lezioni tecniche e approfondimenti condotti da studiosi locali e dai docenti. Vivace e stimolate è stato l’incontro con la madre badessa, che ha aperto ai ragazzi e ai docenti le porte del monastero e delle barchesse; altrettanto proficuo il dialogo con l’ex sindaco di Vittorio Veneto Giancarlo Scottà .
Gli studenti hanno lavorato con passione, competenza e piena autonomia, dimostrando la diversa connotazione degli approcci delle scuole di appartenenza, la ricchezza delle idee ed intuizioni e la disponibilità ad interloquire ed ascoltare il territorio: qualcuno ha ideato terrapieni per marcare le linee di confine e allo stesso tempo dissimulare al loro interno una palestra; altri hanno proposto un mercato ‘a chilometro zero’, in cui vendere i prodotti coltivati nel brolo; altri ancora intendono guidare lo sguardo sul brolo in connessione al territorio che lo circonda, ovvero il Monastero, la frazione di San Giacomo, il nucleo storico di Serravalle, le Prealpi e il cielo; quasi tutti, infine, hanno dato nuovo significato alle vie d’acqua già presenti.
Il progetto forse più in sintonia con il carattere del luogo è stato realizzato dall’àcole de Versailles con il quale si prevede di prolungare idealmente la vigna coltivata tra le due barchesse al di fuori del Monastero, su una porzione di brolo. Sul bordo destro, verso la città , nascerebbe un giardino umido, scandito da filari di alberi che guidano la lettura del paesaggio e dei suoi elementi salienti. Ma non meno interessante, all’estremo opposto il progetto provocatorio di un gruppo di studenti della TUM di Monaco, che hanno voluto richiamare l’eccessiva crescita urbanistica del territorio andando a riempire di case l’intero brolo. Mantenendo solo uno spazio minimo vitale di rispetto del monastero.
Un messaggio forte per richiamare il valore degli spazi ‘vuoti’ in un territorio fortemente antropizzato.
I sei progetti elaborati durante il workshop verranno ulteriormente sviluppati nei prossimi mesi fino all’esposizione in una mostra dedicata che verrà organizzata da FAI e da IUAV sia a Venezia, sia a Vittorio Veneto.
L’esperienza del workshop ha già mostrato â ancorché non si sia ancora concluso â la profondità della sua sostanza legata proprio al significativo sostegno alla formazione di nuove generazioni di progettisti (in questo caso paesaggisti), giovani capaci di immergersi nella realtà di un territorio, ascoltarne le richieste e interpretarne le domande, volgendo quel necessario sguardo al passato in grado di svelare l’anima dei luoghi e di raccontare la natura delle radici culturali, reinterpretandole in una chiave che superi le difficoltà dell’oggi aprendole al domani. Solo nel rispetto dell’identità dei luoghi, ma senza paura di intraprendere un nuovo cammino, Vittorio Veneto troverà il giusto sentiero verso il proprio futuro.