La riproposizione del paesaggio nella nuova pianificazione regionale

Il paesaggio al vertice Sulla tematica della tutela paesistica e della relativa disciplina di attuazione esiste un’ampia letteratura, sia in campo giuridico sia disciplinare. Dagli anni ’80, le componenti ambientali e paesistiche hanno assunto un ruolo ed una posizione sempre di maggior rilievo all’interno dei processi di formazione dei piani, per garantire una corretta (sostenibile) gestione del territorio. Negli anni 90′, l’abbandono di soluzioni rigidamente vincolistiche ha visto la afermazione di un approccio alle tematiche paesistiche sempre più attento e integrato. Con il decreto legislativo 42/2004 (il c.d. Codice Urbani) e nel rispetto dei principi condivisi con la Convenzione Europea del Paesaggio, sottoscritta a Firenze nel 2000, si introduce la sostanziale innovazione che afronta il tema del paesaggio e non più solo in relazione ai paesaggi di eccellenza ma anche ai paesaggi del quotidiano e a quelli degradati che compongono il territorio nella sua interezza. La natura, l’ambiente, la storia, le dinamiche territoriali, uniti ai valori estetico-culturali, concorrono a collocare il paesaggio al vertice degli obiettivi della pianificazione di area vasta che in funzione della ConvenzioneEuropeadelPaesaggio,èchiamataariconoscereunruoloportanteedimprescindibileanche ai valori identitari attribuiti ai luoghi dalle comunità  locali. Il paesaggio è riconosciuto come risorsa essenziale indivisibile e bene comune della collettività . Il Codice è stato redatto con l’obiettivo di ridisegnare in una logica unitaria le materie inerenti il patrimonio storico, artistico, archeologico, già  tutelato dall’art. 9 della Costituzione Italiana 1.. L’accezione percettiva e la Convenzione Europea del Paesaggio “Landscape” means an area, as perceived by people, whose character is the result of the action and interactionofnaturaland/orhumanfactors, secondo la versione ufficiale in inglese del Consiglio d’Europa dell’art. 1 della Convenzione Europea del Paesaggio. “Paesaggio” designa una determinata parte di un territorio, così come è percepito dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umaniedallelorointerrelazioni,secondolatraduzione italiana art. 1. La traduzione italiana del testo inglese della Convenzione Europea del Paesaggio ha ceduto ad una interpretazione arbitraria, in quanto l’art.1 non coglie il nuovo senso di paesaggio contenuto nella Convenzione, ma lo assimila al precedente concetto di paesaggio come bellezza naturale, nato in Italia con la L.1497/1939. Il paesaggio non è dunque una “determinata parte di territorio” come si legge nella traduzione italiana; è sufficiente leggere la versione inglese (o anche quella francese) per verificare che il senso di “determinata parte” non c’è, perché in base alla Convenzione tutto è e può essere paesaggio, e questo è uno dei motivi per cui la traduzione italiana viene assoggettata a diverse revisioni. Sarebbe meglio seguire una traduzione che riconosca il paesaggio come bene culturale, frutto della percezione identitaria della popolazione, riconosciuto senza separazioni nella propria complessità . “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti” 2. Il paesaggio è anche un prodotto sociale e non rappresenta un bene stabile, ma dinamico. In base a queste caratteristiche, in quanto determinato dal carattere evolutivo e dalle condizioni percettive, il paesaggio è sempre in relazione all’azione dell’uomo. In particolar modo la percezione del paesaggio è frutto di un’interazione tra:

  • la soggettività  umana 3;
  • i caratteri oggettivi della fisiologica evoluzione dell’ambiente antropico o naturale 4;
  • i mediatori socio-culturali legati al senso di identità  riconosciuto da una società  su un determinato tipo di ambiente 5.

Il Codice dei beni culturali e del paesaggio, è una costruzione complessa, composto come è da 184 articoli, redatto con l’obiettivo di ridisegnare in una logica unitaria materie, quali il patrimonio storico, artistico,archeologicoeilpaesaggio,tutelatedall’art. 9dellaCostituzioneedinteressatedallemodifichedel Titolo V della Costituzione, con ricadute dirette sulla attività  di pianificazione. La complessità  del Codice si presta, in alcuni passaggi, ad interpretazioni non univoche a rischio di essere smentite, annullate, o modificate nelle diverse circolari del Ministero dei Beni e delle Attività  Culturali (Mibac). Il grado di innovazione del Piano Paesaggistico Se si intende misurare l’effettiva diferenza tra il nuovo Piano paesistico del Codice (Pp)e la precedente pianificazione paesistica occorre confrontarlo con l’art. 5 della L. 1497/1939 e con il successivo RD 1357/1940, che nell’art.23 definisce i contenuti del Piano Territoriale Paesistico. I Piani Territoriali Paesistici di cui all’art. 5 della legge 1497/1939 hanno il fine di stabilire:

  • le zone di rispetto;
  • il rapporto tra aree libere ed aree fabbricabili in ciascuna delle diverse zone;
  • le norme per i diversi tipi di costruzione; * la distribuzione e il vario allineamento dei fabbricati;
  • le istituzioni per la scelta e la varia distribuzione della flora.

Si tratta dunque di uno strumento attuativo paragonabile ad un piano particolareggiato o, latu senso, di settore. Su questa base facilmente opinabile, prima della L. 431/1985 (la c.d. legge Galasso), sono stati redatti i Piani Regionali Paesistici e, con dei riferimenti interpretativi ai Piani Territoriali di Coordinamento ex L. 1150/1942, i Piani Urbanistico Territoriali con specifica considerazione dei valori paesistici. Il nuovo Pp è uno strumento radicalmente diferente dai precedenti, sicuramente in grado di svolgere con efficacia un compito, quale quello prefigurato dalla Galasso, ma con una dimensione applicativa necessariamente multidisciplinare. Le novità  nel sistema delle pianificazioni Il tempo trascorso tra la L. 1497/1939 non è percepibile soltanto nelle mutazioni della forma del Pp, ma anche in quelle del contesto destinato ad accoglierlo, ovvero il sistema delle pianificazioni di settore come la L. 183/89 (per il Piano di Bacino), e la L. 394/91 (per il Piano delle Aree Protette) che, volendo semplificare la gestione territoriale, hanno modificato in modo rilevante i soggetti in campo e le competenze in atto. Si assiste quindi a:

  • una moltiplicazione della rappresentazione delle componenti paesaggistiche;
  • una diversificazione regionale della loro articolazione ed interpretazione.

La moltiplicazione degli strumenti di governo del territorio, genera elementi di criticità  indubbia nella gestione territoriale; all’apparire di piani di matrice ambientale si è aggiunta la pianificazione di settore, ma anche l’incorporazione delle tematiche ambientali (e quindi anche del paesaggio) negli strumenti tradizionalmente concepiti come urbanistici: Piano territoriale di Coordinamento Provinciale, Piano Regolatore Generale Comunale. Alla difficoltà  comunicativa dei piani alla scala di area vasta va ad aggiungersi la disomogeneità  delle legislazioni regionali in materia di territorio. Questi fattori, considerati nel loro insieme, danno la misura della complessità  insita in uno strumento di natura e specificità  così marcata quale il Pp, in un sistema tanto articolato e ad alta mutabilità  come quello regionale. La polivalenza del concetto di paesaggio Un ulteriore elemento da considerare è la trasversalità  del concetto di paesaggio. Il Pp interagisce potenzialmente con tutti gli strumenti di piano e con tutte le attività  passibili di modificare la fisionomia del territorio; vale a dire intercetta la quasi totalità  degli strumenti pianificatori e delle attività  antropiche nello spazio, si pensi alle interrelazioni tra paesaggio e difesa del suolo, oppure tra paesaggio e protezione ambientale, oppure alle relazioni, potenzialmente assai conflittuali, tra paesaggio e infrastrutture, nonché tra paesaggio ed insediamenti. Questo problema non è nuovo alla pianificazione di scala vasta. Gli esempi citati in precedenza presentano un problema di integrazione e di sovraordinazione: sia la L.183/89 che la L.394/91 hanno collocato i propri strumenti di pianificazione, rispettivamente il Piano di bacino ed il Piano del parco, al vertice del sistema delle pianificazioni, scelta che anche il Codice ripercorre. Amministrazioni pubbliche e paesaggio (art. 132 del Codice) Il comma primo contiene una dichiarazione di grande rilievo, vale a dire che le amministrazioni pubbliche cooperano per la definizione di indirizzi e criteri riguardanti le attività  di tutela, pianificazione, recupero, valorizzazione del paesaggio e di gestione dei relativi interventi; mentre il comma secondo introduce anche una corrispondenza, una specifica reciprocità , tra salvaguardia/ reintegrazione dei valori del paesaggio e sviluppo sostenibile. Pianificazione paesaggistica (art. 135) L’art. 135 costituisce una specie di presentazione al successivo art. 143 (che sviluppa i contenuti del PP), fissando tre elementi di rilievo:

  • le Regioni assicurano che il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato, e a tal fine approvano Piani Paesaggistici: come elemento fondamentale per rendere i contenuti del Codice compatibili con i diferenti regimi di governo del territorio vigenti nelle Regioni, viene richiesta a queste di assicurare, nel contempo, la necessaria tutela e valorizzazione, redigendo materialmente i piani stessi consentendo peraltro alle Regioni di investire della materia paesaggistica anche le Province, con lo strumento del PTCP ed i Comuni con il Piano Urbanistico (art. 131 3°comma; articolo 145) 6;
  • vengono riunificate le nozioni di Piano Paesaggistico e di Piano urbanistico territoriale “con specifica considerazione dei valori paesaggistici”;
  • viene riconosciuta la natura complessa del Piano Paesaggistico, cui viene afdato il compito di definire le trasformazioni compatibili con i valori paesaggistici, le azioni di recupero e di riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposte a tutela, nonché gli interventi di valorizzazione del paesaggio, anche in relazione alle prospettive di sviluppo sostenibile 7.

Il coordinamento della pianificazione paesaggistica con altri strumenti di pianificazione (art. 145) Non è compito del Codice mettere ordine nella disorganica struttura delle pianificazioni urbanistico-territoriali ed ambientali vigenti. Il Pp viene collocato al vertice del sistema di pianificazione. Come esplicitato dall’art. 156 1° comma (verifica edadeguamentodeipianipaesaggistici)entroquattro anni dalla entrata in vigore del Codice, le Regioni già  dotate di Piani Paesistici verificano la conformità  tra le disposizioni dei predetti piani e le previsioni dell’art. 143 e, quando in difetto, provvedono ai necessari adeguamenti, tab.1. Il secondo comma impegna il Mibac a predisporre, previa intesa con la conferenza Stato-Regioni, uno schema generale di convenzione con le Regioni in cui vengono stabilite le metodologie e le procedure di ricognizione, analisi, censimento e catalogazionedegliimmobiliedelleareeoggettodi tutela,ivicompreseletecnicheperlalororappresentazionecartograficaelecaratteristicheatteadassicurare l’operabilità  dei sistemi informativi. E’ così prevedibile l’avvio di una nuova e ricca stagione di pianificazione paesaggistica di adeguamento degli strumenti oggi vigenti. I profili del nuovo Pp ed i suoi contenuti (art. 143) Questo articolo disegna la pianificazione paesaggistica futura. Procede in prima istanza afermando, al comma primo, che il piano, dopo attenta ricognizione, ripartisce il territorio in ambiti omogenei,daquellidielevatopregiopaesaggisticofino aquellisignificativamentecompromessiedegradati. Viene successivamente specificato, al comma secondo, che il piano deve assegnare a ciascun ambito corrispondenti obiettivi di qualità  paesaggistica, prevedendo in particolare:

  • il mantenimento delle caratteristiche, degli elementi costitutivi e delle morfologie, tenuto contoanchedelletipologiearchitettoniche,nonché delle tecniche e dei materiali costruttivi;
  • le previsioni di linee di sviluppo urbanistico ed edilizio compatibili con diversi livelli di valore riconosciuti e tali da non diminuire il pregio paesaggistico del territorio, con particolare attenzione alla salvaguardia dei siti inseriti nella listadelpatrimoniomondialedell’Unescoedelle aree agricole;
  • il recupero e la riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposti a tutela compromessi o degradati,alfinedireintegrareivaloripreesistenti ovvero di realizzare nuovi valori paesaggistici coerenti ed integrati con quelli.

L’approccio disciplinare alla elaborazione del nuovo Pp viene descritto al terzo comma che parla di:

  • ricognizione dell’intero territorio, attraverso l’analisi delle caratteristiche storiche, naturali, esteticheedellelorointerrelazionielaconseguentedefinizionedeivaloripaesaggisticidatutelare, recuperare, riqualificare e valorizzare;
  • analisi delle dinamiche di trasformazione del territorio attraverso l’individuazione dei fattori di rischio e degli elementi di vulnerabilità  del paesaggio, la comparazione con gli altri atti di programmazione,dipianificazioneedidifesadel suolo;
  • individuazione degli ambiti paesaggistici e dei relativi obiettivi di qualità  paesaggistica;
  • definizione di prescrizioni generali ed operative per la tutela e l’uso del territorio compreso negli ambiti individuati;
  • determinazione di misure per la conservazione dei caratteri connotativi delle aree tutelate per legge e, ove necessario, dei criteri di gestione e degli interventi di valorizzazione paesaggistica degli immobili e delle aree dichiarati di notevole interesse pubblico;
  • individuazione degli interventi di recupero e riqualificazionedelleareesignificativamentecompromesse o degradate;
  • individuazionedellemisurenecessariealcorretto inserimento degli interventi di trasformazione del territorio nel contesto paesaggistico, alle quali debbono riferirsi le azioni e gli investimenti finalizzati allo sviluppo sostenibile delle aree interessate;
  • individuazione, ai sensi dell’articolo 134, lettera c), di eventuali categorie di immobili o di aree, diverse da quelle indicate agli articoli 136 e 142, dasottoporreaspecifichemisuredisalvaguardia e di utilizzazione.

Così definito, il Pp rimanda esplicitamente all’art.6, ed in particolare alle lettere c), d) ed e), della Convenzione Europea del Paesaggio e si ritiene che questa scelta del Codice sia quanto mai opportuna per l’avvio di una pianificazione e di una gestione del paesaggio più accurata ed effettiva di quella fino ad oggi praticata 8. Occorre aggiungere che, dopo una iniziale impronta di chiarezza, i successivi commi dell’art. 143 (il quinto, il sesto, il decimo e il dodicesimo) 9 sembrano portare i segni di un dibattito non ancora compiutamente maturato, come dimostrano le diferenti versioni che lo stesso Codice ha avuto in itinere 10. Sarebbe peraltro opportuno definire con maggiore chiarezza l’iter di formazione del Piano stesso, anche in relazione alle due diverse possibilità  che sembrerebbero previste: la prima caratterizzata da una compiuta applicazione dei principi di collaborazione interistituzionale richiamati nell’art. 132 del Codice e la seconda, più tradizionale, caratterizzata dalla decisione della Regione, di procedere senza avvalersene. Le due strade conducono a risultati diferenziati:

  • le Regioni che scelgono la pratica concertativa, (con “Mibac e Minambiente”) per l’elaborazione del Pp, hanno la possibilità  di dispiegare compiutamenteletuttepotenzialità territorialiin essere; laricognizionedeivaloripaesisticisupera la settorializzazione territoriale delle categorie della Galasso o meglio, le aree tutelate per legge dall’art.142nonscompaionomavengonocalate nel territorio e riconfigurate nelle relazioni spaziali, e sono soggette ad una procedura partecipata. Ciò consente una maggiore fluidità  nella gestione del vincolo, in quanto il ricorso alla autorizzazione risulta potenzialmente di applicazione più circoscritta, essendo in alcune aree aperta la possibilità  di sostituirla con una verifica di coerenza della trasformazione da valutare nei suoi effetti paesistici;
  • le Regioni “non concertative”, escludendosi la possibilità dilimitareilricorsoallaautorizzazione neiterritoriindicatidall’art.152continuerebbero quindi ad operare in un regime simile all’attuale pur essendo comunque tenute a redigere il Pp secondo i percorsi innovativi dell’art. 143.

Riflessioni in atto Il Pp del Codice è uno strumento ormai compiutamente definito, che recepisce ad ampia scala le innovazioni emerse a partire dalla Legge Galasso ad oggi, passando attraverso la fondamentale Convenzione Europea del Paesaggio e che potenzialmente consente di gestire il paesaggio in maniera molto più efficiente rispetto alla pianificazione preesistente, con un approccio sensibilmente più strategico e operativo; approccio tuttavia troppo centralistico, da migliorare ancora assai sul fronte della sussidiarietà  e del coinvolgimento dei sistemi locali, impegnati nella costruzione, tutela e valorizzazione dei”loro paesaggi”. Il Codice prevede, come si è detto, la possibilità  che il Pp venga redatto di concerto tra Regione, Mibac 11 e Minambiente 12: questa possibilità  è resa vantaggiosa per le Regioni, in quanto, al contrario di Pp redatti in autonomia dalla sola Regione, il Pp concertato ha la facoltà  di riconfigurare spazialmente le aree soggette a vincolo, superando la rigida geometria delle categorie della Galasso. Il Codice prevede che le Regioni redigano inderogabilmente i nuovi Pp entro quattro anni dall’entrata in vigore dello stesso e quindi entro il maggio 2008; termine apparentemente rigoroso, ma che risulta meno certo se si tiene conto della complessità  dell’operazione da mettere in moto, della compresenza dei molteplici attori in gioco, della propensione pervicace del Paese a non chiudere i processi decisionali, con la verifica dei fatti, facendo delle riserve di competenza non un fattore di operatività  da mettere a disposizione del sistema ma un baluardo resistente a qualsiasi richiesta di integrazione (orizzontale e verticale) e di rendicontazione. Speriamo che la profezia questa volta non si avveri. La pianificazione regionale Sono presenti ormai in quasi tutte le Regioni i Piani Territoriali, contenitori di conoscenze e di politiche che hanno saputo/potuto interagire in varia misura con gli strumenti di pianificazione paesistica. I nuovi Pp dovranno integrarsi meglio nel sistema delle pianificazioni di matrice urbanisticoterritoriale per fare valere il proprio “punto di vista”. I nuovi Pp si svilupperanno in un sistema di pianificazione regionale molto più complesso rispetto al passato; in particolare si è gia accennato al fatto che molte Regioni si sono dotate di nuove leggi urbanistiche, o meglio di governo del territorio, più avanzate della legislazione nazionale ma tra loro diferenti per organizzazione e costrutto giuridico; nel contenuto è cresciuto negli ultimi anni il ruolo della pianificazione di settore (acque, cave, trasporti, rifiuti) ed infine molte delle Province si sono dotate di PTCP, capaci di esprimere al proprio interno la dimensione paesistica, possibilità  esplicitamente prevista dalla Legge n. 59 del 1997 (la c.d. Bassanini). Un’assunzione di maggiore consapevolezza paesistica viene richiesta anche agli strumenti comunali, che l’esperienza dimostra essere gli unici capaci, volendolo, di cogliere, gestire e tutelare le emergenze paesaggistiche locali; in qualche modo si tornerebbe così, rigenerandolo, all’originario piano paesistico ex L.1497/39. Non basta naturalmente che il Pp sia dichiarato necessario dal Codice sovraordinato agli altri strumenti; i suoi contenuti e la sua efficacia, se si vuole ottenere un Pp applicato e applicabile, vanno costruiti con estrema attenzione nel rapporto con le leggi (e non meno con le culture) regionali. I Piani Paesistici verso nuovi apporti e orientamenti I modelli tradizionali dell’approccio paesistico che rimandano alla “Storia del paesaggio agrario italiano” di E. Sereni si sono venuti via via arricchendo con contributi più attenti alla componenti naturalistiche, come l’ecologia del paesaggio, dell’antropologia, delle neuroscienze e della dimensione percettiva. Il nuovo Pp è stato volutamente configurato come uno strumento applicabile, ovviamente con modalità  e discipline diverse, all’intero territorio, ed è quindi naturale prevedere nel suo processo di redazione il coinvolgimento di saperi disciplinari diversi. Il Pp non potrà  comunque prescindere da una visione e da una metodologia di formazione unitaria, come qualunque strumento di pianificazione a cui si voglia attribuire efficacia e autorevolezza. Visione e metodologia unitaria che assicuri anche uniformità  di considerazione di analoghe componenti paesistiche in diversi contesti locali. Alcune Regioni, in passato, hanno costruito il proprio Piano Paesistico re-interpretando piani locali redatti con metodologie diferenziate; difficilmente queste esperienze hanno dato risultati positivi sia perché non si è riusciti a pervenire ad un prodotto unitario sia perché è risultata evidente la soggettività  di alcune scelte. La costruzione del Pp è una operazione sicuramente delicata e complessa, in sede sia politica che tecnica. Di fronte ad una innovazione di così vasta portata come quella del Codice è quanto mai opportuno auspicare che si arrivi alla costruzione di una metodologia unitaria che preceda la stesura dei nuovi Pp, assicurando omogeneità  di trattamento delle diferenti componenti dei mosaici paesistici regionali al livello nazionale. Sarebbe un grande successo pervenire ad una metodologia unitaria a livello nazionale, che valorizzi la ricchezza degli approcci disciplinari e sia sensibile a registrare i diversi e numerosi quadri ambientali che rendono unico il nostro Paese; senza cadere in percorsi omologanti e burocratici, che riuscendo a scendere di scala (in senso proprio e figurato) quanto basta, sino a riconoscere il paesaggio”fatto (dall’)uomo”. Piani Paesistici proposti da una azione concorde degli attori locali Locali, nei diversi contesti, possono sembrare una contraddizione in termini vista la tendenza centripeta in atto, ma si può ragionevolmente ritenere che essi potrebbero essere gli strumenti giusti per fare entrare con l’operatività  anche la qualità  nei processi di assetto e di sviluppo delle comunità  locali, lavorando in modo distinto, dialettico e fertile con l’applicazione urbanistica che serve una razionalità  sempre più bisognosa delle ambiguità  della visione paesistica per acquistare un senso nuovo e la consapevolezza necessario delle poste patrimoniali in gioco.

Riferimenti bibliografici “Il paesaggio, oltre che una sintesi, è un programma” Brà¼ckner, 1898 “Il paesaggio è un porzione naturalmente delimitata della superficie terrestre, le cui componenti naturali formano un insieme di interrelazioni e interdipendenze” Enciclopedia Sovietica, 1939 “Tutto ciò che v’è sull’involucro terrestre, tutto, nella sua esistenza e interferenza, costituisce il paesaggio”SzavaKovats, 1960 “Ilpaesaggioèlacomplessacombinazionedioggettiefenomeni legati fra loro da mutui rapporti funzionali, sì da costituire una unità  organica”- Sestini, 1963 “Il paesaggio è una costellazione di ecosistemi. Esso coincide inoltre con il processo evolutivo della biosfera i cui significati intimi appartengono alle leggi naturali che governano il divenire vitale”- Valerio Giacomini, 1972 “Ilgiocofraarteenaturanonchénaturaeculturacreapaesaggi dalla forma diferente, indicatrice, nello stile nell’architettura, della specifica cultura che l’ha promossa” – Rosario Assunto, 1984 “Unpaesaggioèunaparteeterogeneadiunaregione,composta da un’aggregazione di ecosistemi interagenti che si ripete in ogni punto con forme simili”- Forman e Godron, 1986 “Il paesaggio è un’unità  ecologica e culturale, spaziale e temporalee,parafrasandoTroll,èlacomplessivaentità spaziotemporale della sfera vitale dell’uomo”- Naveh, 1990 “Il paesaggio è un sistema di ecosistemi”- Ingegnoli, 1992 “Il paesaggio è l’insieme eterogeneo di tutti gli elementi, i processi e le interrelazioni che costituiscono l’ecosfera, considerato nella sua struttura unitaria e diferenziata, ecologico-sistemicaedinamica,cheloidentificaconunprocesso evolutivonelqualesiintegranoleattività dellanaturaequelle dell’uomo,nellalorodimensionestorica,materiale,culturalee spirituale”- Romani, 1994

  1. Costituzione della Repubblica Italiana Art. 9. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
  2. Cesare Pavese, 1950
  3. Convenzione Europea del Paesaggio Art. 1 Paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni;
  4. Politica del paesaggio designa la formulazione, da parte delle autorità  pubbliche competenti, dei principi generali, delle strategie e degli orientamenti che consentano l’adozione di misure specifiche finalizzate a salvaguardare gestire e pianificare il paesaggio;
  5. Obiettivo di qualità  paesaggistica designa la formulazione da parte delle autorità  pubbliche competenti, per un determinato paesaggio, delle aspirazioni delle popolazioni per quanto riguarda le caratteristiche paesaggistiche del loro ambiente di vita; Salvaguardia dei paesaggi indica le azioni di conservazione e di mantenimento degli aspetti significativi o caratteristici di un paesaggio, giustificate dal suo valore di patrimonio derivante dalla sua configurazione naturale e/o dal tipo d’intervento umano; Gestione dei paesaggi indica le azioni volte, in una prospettiva di sviluppo sostenibile, a garantire il governo del paesaggio al fine di orientare e di armonizzare le sue trasformazioni provocate dai processi di sviluppo sociali, economici ed ambientali; Pianificazione dei paesaggi indica le azioni fortemente lungimiranti, volte alla valorizzazione, al ripristino o alla creazione di paesaggi.
  6. Articolo 133 – Cooperazione tra amministrazioni pubbliche per la conservazione e la valorizzazione del paesaggio 3. Gli altri enti pubblici territoriali conformano la loro attività  di pianificazione agli indirizzi e ai criteri di cui al comma 2 e, nell’immediato, adeguano gli strumenti vigenti. Articolo 145Coordinamento della pianificazione paesaggistica con altri strumenti di pianificazione
    1. La individuazione, da parte del Ministero, delle linee fondamentali dell’assetto del territorio nazionale per quanto riguarda la tutela del paesaggio, con finalità  di indirizzo della pianificazione, costituisce compito di rilievo nazionale, ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di principi e criteri direttivi per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali.
    2. I piani paesaggistici possono prevedere misure di coordinamento con gli strumenti di pianificazione territoriale e di settore, nonché con i piani, programmi e progetti nazionali e regionali di sviluppo economico.
    3. Le previsioni dei piani paesaggistici di cui agli articoli 143 e 156 sono cogenti per gli strumenti urbanistici dei comuni, delle città  metropolitane e delle province, sono immediatamente prevalenti sulle disposizioni diformi eventualmente contenute negli strumenti urbanistici, stabiliscono norme di salvaguardia applicabili in attesa dell’adeguamento degli strumenti urbanistici e sono altresì vincolanti per gli interventi settoriali. Per quanto attiene alla tutela del paesaggio, le disposizioni dei piani paesaggistici sono comunque prevalenti sulle disposizioni contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale previsti dalle normative di settore, ivi compresi quelli degli enti gestori delle aree naturali protette.
    4. I comuni, le città  metropolitane, le province e gli enti gestori delle aree naturali protette conformano o adeguano gli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale alle previsioni dei piani paesaggistici, secondo le procedure previste dalla legge regionale, entro i termini stabiliti dai piani medesimi e comunque non oltre due anni dalla loro approvazione. I limiti alla proprietà  derivanti da tali previsioni non sono oggetto di indennizzo.
    5. La regione disciplina il procedimento di conformazione ed adeguamento degli strumenti urbanistici alle previsioni della pianificazione paesaggistica, assicurando la partecipazione degli organi ministeriali al procedimento medesimo.
  7. Codice dei beni culturali e del paesaggio art. 143 Piano Paesaggistico
  8. Convenzione Europea del Paesaggio Articolo 6 – Misure specifiche
    1. Sensibilizzazione Ogni parte si impegna ad accrescere la sensibilizzazione della società  civile, delle organizzazioni private e delle autorità  pubbliche al valore dei paesaggi, al loro ruolo e alla loro trasformazione.
    2. Formazione ed educazione Ogni Parte si impegna a promuovere :
      1. la formazione di specialisti nel settore della conoscenza e dell’intervento sui paesaggi;
      2. dei programmi pluridisciplinari di formazione sulla politica, la salvaguardia, la gestione e la pianificazione del paesaggio destinati ai professionisti del settore pubblico e privato e alle associazioni di categoria interessate;
      3. degli insegnamenti scolastici e universitari che trattino, nell’ambito delle rispettive discipline, dei valori connessi con il paesaggio e delle questioni riguardanti la sua salvaguardia , la sua gestione e la sua pianificazione.
    3. Individuazione e valutazione
      1. Mobilitando i soggetti interessati conformemente all’articolo 5.c, e ai fini di una migliore conoscenza dei propri paesaggi, ogni Parte si impegna a:
        1. (1) individuare i propri paesaggi, sull’insieme del proprio territorio; (2) analizzarne le caratteristiche, nonché le dinamiche e le pressioni che li modificano; (3) seguirne le trasformazioni ;
        2. valutare i paesaggi individuati, tenendo conto dei valori specifici che sono loro attribuiti dai soggetti e dalle popolazion interessate.
      2. I lavori di individuazione e di valutazione verranno guidati dagli scambi di esperienze e di metodologie organizzati tra le Parti, su scala europea, in applicazione dell’articolo 8 della presente Convenzione.
    4. Obiettivi di qualità  paesaggistica Ogni parte si impegna a stabilire degli obiettivi di qualità  paesaggistica riguardanti i paesaggi individuati e valutati, previa consultazione pubblica, conformemente all’articolo 5.c.
    5. E Applicazione Per attuare le politiche del paesaggio, ogni Parte si impegna ad attivare gli strumenti di intervento volti alla salvaguardia, alla gestione e/o alla pianificazione dei paesaggi.
  9. Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio EX ART Articolo 143 Piano paesaggistico
    1. In base alle caratteristiche naturali e storiche ed in relazione al livello di rilevanza e integrità  dei valori paesaggistici, il piano ripartisce il territorio in ambiti omogenei, da quelli di elevato pregio paesaggistico fino a quelli significativamente compromessi o degradati.
    2. In funzione dei diversi livelli di valore paesaggistico riconosciuti, il piano attribuisce a ciascun ambito corrispondenti obiettivi di qualità  paesaggistica. Gli obiettivi di qualità  paesaggistica prevedono in particolare:
      1. il mantenimento delle caratteristiche, degli elementi costitutivi e delle morfologie, tenuto conto anche delle tipologie architettoniche, nonché delle tecniche e dei materiali costruttivi;
      2. la previsione di linee di sviluppo urbanistico ed edilizio compatibili con i diversi livelli di valore riconosciuti e tali da non diminuire il pregio paesaggistico del territorio, con particolare attenzione alla salvaguardia dei siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO e delle aree agricole;
      3. il recupero e la riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposti a tutela compromessi o degradati, al fine di reintegrare i valori preesistenti ovvero di realizzare nuovi valori paesaggistici coerenti ed integrati con quelli.
    3. Il piano paesaggistico ha contenuto descrittivo, prescrittivo e propositivo. La sua elaborazione si articola nelle seguenti fasi:
      1. ricognizione dell’intero territorio, attraverso l’analisi delle caratteristiche storiche, naturali, estetiche e delle loro interrelazioni e la conseguente definizione dei valori paesaggistici da tutelare, recuperare, riqualificare e valorizzare;
      2. analisi delle dinamiche di trasformazione del territorio attraverso l’individuazione dei fattori di rischio e degli elementi di vulnerabilità  del paesaggio, la comparazione con gli altri atti di programmazione, di pianificazione e di difesa del suolo;
      3. individuazione degli ambiti paesaggistici e dei relativi obiettivi di qualità  paesaggistica;
      4. definizione di prescrizioni geerali ed operative per la tutela e l’uso del territorio compreso negli ambiti individuati;
      5. determinazione di misure per la conservazione dei caratteri connotativi delle aree tutelate per legge e, ove necessario, dei criteri di gestione e degli interventi di valorizzazione paesaggistica degli immobili e delle aree dichiarati di notevole interesse pubblico;
      6. individuazione degli interventi di recupero e riqualificazione delle aree significativamente compromesse o degradate;
      7. individuazione delle misure necessarie al corretto inserimento degli interventi di trasformazione del territorio nel contesto paesaggistico, alle quali debbono riferirsi le azioni e gli investimenti finalizzati allo sviluppo sostenibile delle aree interessate;
      8. individuazione, ai sensi dell’articolo 134, lettera c), di eventuali categorie di immobili o di aree, diverse da quelle indicate agli articoli 136 e 142, da sottoporre a specifiche misure di salvaguardia e di utilizzazione.
    4. Il piano paesaggistico, anche in relazione alle diverse tipologie di opere ed interventi di trasformazione del territorio, individua distintamente le aree nelle quali la loro realizzazione è consentita sulla base della verifica del rispetto delle prescrizioni, delle misure e dei criteri di gestione stabiliti nel piano paesaggistico ai sensi del comma 3, lettere d), e), f) e g), e quelle per le quali il piano paesaggistico definisce anche parametri vincolanti per le specifiche previsioni da introdurre negli strumenti urbanistici in sede di conformazione e di adeguamento ai sensi dell’articolo 145.
    5. Il piano può altresì individuare:
      1. le aree, tutelate ai sensi dell’articolo 142, nelle quali la realizzazione delle opere e degli interventi consentiti, in considerazione del livello di eccellenza dei valori paesaggistici o della opportunità  di valutare gli impatti su scala progettuale, richiede comunque il previo rilascio dell’autorizzazione di cui agli articoli 146, 147 e 159;
      2. le aree, non oggetto di atti e provvedimenti emanati ai sensi degli articoli 138, 140, 141 e 157, nelle quali, invece, la realizzazione di opere ed interventi può avvenire sulla base della verifica della conformità  alle previsioni del piano paesaggistico e dello strumento urbanistico, effettuata nell’ambito del procedimento inerente al titolo edilizio e con le modalità  previste dalla relativa disciplina, e non richiede il rilascio dell’autorizzazione di cui agli articoli 146, 147 e 159;
      3. le aree significativamente compromesse o degradate nelle quali la realizzazione degli interventi di recupero e riqualificazione non richiede il rilascio dell’autorizzazione di cui agli articoli 146, 147 e 159.
    6. L’entrata in vigore delle disposizioni previste dal comma 5, lettera b), è subordinata all’approvazione degli strumenti urbanistici adeguati al piano paesaggistico ai sensi dell’articolo 145. Dalla medesima consegue la modifica degli effetti derivanti dai provvedimenti di cui agli articoli 157, 140 e 141, nonché dall’inclusione dell’area nelle categorie elencate all’articolo 142.
    7. Il piano può subordinare l’entrata in vigore delle disposizioni che consentono la realizzazione di opere ed interventi ai sensi del comma 5, lettera b), all’esito positivo di un periodo di monitoraggio che verifichi l’effettiva conformità  alle previsioni vigenti delle trasformazioni del territorio realizzate.
    8. Il piano prevede comunque che nelle aree di cui all’articolo 5, lettera b), siano effettuati controlli a campione sulle opere ed interventi realizzati e che l’accertamento di un significativo grado di violazione delle previsioni vigenti determini la reintroduzione dell’obbligo dell’autorizzazione di cui agli articoli 146, 147 e 159, relativamente ai comuni nei quali si sono rilevate le violazioni.
    9. Il piano paesaggistico individua anche progetti prioritari per la conservazione, il recupero, la riqualificazione, la valorizzazione e la gestione del paesaggio regionale indicandone gli strumenti di attuazione, comprese le misure incentivanti.
    10. Le regioni, il Ministero e il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio possono stipulare accordi per l’elaborazione d’intesa dei piani paesaggistici. Nell’accordo è stabilito il termine entro il quale è completata l’elaborazione d’intesa, nonché il termine entro il quale la regione approva il piano. Qualora all’elaborazione d’intesa del piano non consegua il provvedimento regionale, il piano è approvato in via sostitutiva con decreto del Ministro, sentito il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio.
    11. L’accordo di cui al comma 10 stabilisce altresì presupposti, modalità  e tempi per la revisione periodica del piano, con particolare riferimento alla eventuale sopravvenienza di provvedimenti emanati ai sensi degli articoli 140 e 141.
    12. Qualora l’accordo di cui al comma 10 non venga stipulato, ovvero ad esso non segua l’elaborazione congiunta del piano, non trova applicazione quanto previsto dai commi 5, 6, 7 e 8.
  10. Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio Articolo 143 – Piano paesaggistico – Vigente
    1. L’elaborazione del piano paesaggistico si articola nelle seguenti fasi:
      1. ricognizione del territorio, considerato mediante l’analisi delle caratteristiche storiche, naturali, estetiche e delle loro interrelazioni e la conseguente definizione dei valori paesaggistici da tutelare, recuperare, riqualificare e valorizzare;
      2. puntuale individuazione, nell’ambito del territorio regionale, delle aree di cui al comma 1, dell’articolo 142 e determinazione della specifica disciplina ordinata alla loro tutela e valorizzazione;
      3. analisi delle dinamiche di trasformazione del territorio attraverso l’individuazione dei fattori di rischio e degli elementi di vulnerabilità  del paesaggio, nonché la comparazione con gli altri atti di programmazione, di pianificazione e di difesa del suolo;
      4. individuazione degli ambiti paesaggistici di cui all’articolo 135;
      5. definizione di prescrizioni generali ed operative per la tutela e l’uso del territorio compreso negli ambiti individuati;
      6. determinazione di misure per la conservazione dei caratteri connotativi delle aree tutelate per legge e, ove necessario, dei criteri di gestione e degli interventi di valorizzazione paesaggistica degli immobili e delle aree dichiarati di notevole interesse pubblico;
      7. individuazione degli interventi di recupero e riqualificazione delle aree significativamente compromesse o degradate e degli altri interventi di valorizzazione;
      8. individuazione delle misure necessarie al corretto inserimento degli interventi di trasformazione del territorio nel contesto paesaggistico, alle quali debbono riferirsi le azioni e gli investimenti finalizzati allo sviluppo sostenibile delle aree interessate;
      9. tipizzazione ed individuazione, ai sensi dell’articolo 134, comma 1, lettera c), di immobili o di aree, diversi da quelli indicati agli articoli 136 e 142, da sottoporre a specifica disciplina di salvaguardia e di utilizzazione.
    2. Il piano paesaggistico, anche in relazione alle diverse tipologie di opere ed interventi di trasformazione del territorio, individua le aree nelle quali la loro realizzazione è consentita sulla base della verifica del rispetto delle prescrizioni, delle misure e dei criteri di gestione stabiliti nel piano paesaggistico ai sensi del comma 1, lettere e), f), g) ed h), e quelle per le quali il piano paesaggistico definisce anche specifiche previsioni vincolanti da introdurre negli strumenti urbanistici in sede di conformazione e di adeguamento ai sensi dell’articolo 145.
    3. Le regioni, il ministero ed il ministero dell’ambiente e della tutela del territorio possono stipulare intese per l’elaborazione congiunta dei piani paesaggistici. Nell’intesa è stabilito il termine entro il quale deve essere completata l’elaborazione del piano. Il contenuto del piano elaborato congiuntamente forma oggetto di apposito accordo preliminare ai sensi degli articoli 15 e 11 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modifiche. Entro i novanta giorni successivi all’accordo il piano è approvato con provvedimento regionale. Decorso inutilmente tale termine, il piano è approvato in via sostitutiva con decreto del ministro, sentito il ministro dell’ambiente e della tutela del territorio. L’accordo preliminare stabilisce altresì i presupposti, le modalità  ed i tempi per la revisione del piano, con particolare riferimento all’eventuale sopravvenienza di provvedimenti emanati ai sensi degli articoli 140 e 141.
    4. Nel caso in cui il piano sia stato approvato a seguito dell’accordo di cui al comma 3, nel procedimento autorizzatorio di cui agli articoli 146 e 147 il parere del soprintendente è obbligatorio, ma non vincolante.
    5. Il piano approvato a seguito dell’accordo di cui al comma 3 può altresì prevedere:
      1. la individuazione delle aree, tutelate ai sensi dell’articolo 142 e non oggetto di atti o provvedimenti emanati ai sensi degli articoli 138, 140, 141 e 157, nelle quali la realizzazione di opere ed interventi può avvenire previo accertamento, nell’ambito del procedimento ordinato al rilascio del titolo edilizio, della loro conformità  alle previsioni del piano paesaggistico e dello strumento urbanistico comunale;
      2. la individuazione delle aree gravemente compromesse o degradate nelle quali la realizzazione degli interventi effettivamente volti al recupero ed alla riqualificazione non richiede il rilascio dell’autorizzazione di cui all’articolo 146.
    6. L’entrata in vigore delle disposizioni di cui ai commi 4 e 5 è subordinata all’approvazione degli strumenti urbanistici adeguati al piano paesaggistico, ai sensi dell’articolo 145.
    7. Il piano può subordinare l’entrata in vigore delle disposizioni che consentono la realizzazione di opere ed interventi senza autorizzazione paesaggistica, ai sensi del comma 5, all’esito positivo di un periodo di monitoraggio che verifichi l’effettiva conformità  alle previsioni vigenti delle trasformazioni del territorio realizzate.
    8. Il piano prevede comunque che nelle aree di cui al comma 5, lettera a), siano effettuati controlli a campione sulle opere ed interventi realizzati e che l’accertamento di un significativo grado di violazione delle previsioni vigenti determini la reintroduzione dell’obbligo dell’autorizzazione di cui agli articoli 146 e 147, relativamente ai comuni nei quali si sono rilevate le violazioni.
    9. Il piano paesaggistico individua anche progetti prioritari per la conservazione, il recupero, la riqualificazione, la valorizzazione e la gestione del paesaggio regionale indicandone gli strumenti di attuazione, comprese le misure incentivanti.
  11. Ministero per i Beni e le Attività  Culturali.
  12. Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
2008-09-04T10:26:09+00:00