Da mezze maniche a professional

Secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato i dipendenti pubblici nel 2006 erano 3.391.003, con un aumento di 21.207 unità  rispetto al 2005 (più 0,6 %). Il costo del lavoro ha raggiunto quota 162,7 miliardi di euro, con una retribuzione media pro-capite di 31.478 euro, e un aumento secco del 9,3 % rispetto ai dodici mesi precedenti. Infine, un dato sull’assenteismo: 22,7 giorni all’anno, sensibilmente più alto rispetto a quello dei dipendenti privati. Fin qui le cifre che, depurate degli accenti scandalistici e dei casi patologici, denotano comunque l’attenzione dell’opinione pubblica per la produttività  della pubblica amministrazione. Un fatto positivo, perché dovrebbe essere la spia di una consapevolezza che l’efficienza della Pa determina in larga misura l’efficienza dell’intero sistema Italia. E che dovrebbe abituare a guardare non tanto al costo in sé del sistema pubblico, che non appare molto più elevato di quello di altri Paesi occidentali, quanto al rendimento, ovvero al rapporto tra spesa e risultati conseguiti. Occorre allora interrogarsi, al di là  dello stereotipo sui nullafacenti, se la bassa produttività  della Pa non debba e possa essere inquadrata in un problema più generale, che riguarda la produttività  del Paese. Secondo i dati Ocse, l’Italia è l’unico Paese che nel periodo 2001-2006 ha fatto segnare un arretramento della produttività : meno 0,6 %. Si allarga la forbice con i partner occidentali (la Spagna è a più 2,5 %), e il fenomeno colpisce l’industria (meno 0,4 %), come l’intermediazione finanziaria (meno 1,8%), salvando solo parzialmente i servizi (più 0,2 %). Sembra dunque che il deficit di produttività  sia una costante che penalizza l’intero sistema Paese. Un fenomeno forse legato ai ritardi nell’informatizzazione, nell’adozione del paradigma della rivoluzione tecnologica simboleggiata da Internet. Ma sicuramente un ritardo che non può non ripercuotersi anche sulla Pa, che in questo “habitat” è immersa. Inquadrate le cause, occorre dunque interrogarsi sui rimedi. E’ dubbio che le severissime circolari del ministro di turno ultima quella del titolare della Funzione Pubblica, Luigi Nicolais possano ottenere risultati più efficaci delle ben note grida manzoniane. E’ giusto richiamare la dirigenza alle proprie responsabilità  nel contrastare l’assenteismo, lo “scarso rendimento”, l’ignavia, applicando regole e sanzioni già  previste. Ma forse occorrerebbe chiedersi perché ciò non venga fatto in modo routinario. C’è sicuramente un problema “ambientale”, legato da un lato alla co-gestione sindacale, dall’altro alle implicazioni politiche di una riforma del pubblico impiego, in cui sono stanziate ampie clientele partitiche. Ma c’è anche la necessità  di riformulare uno stile direzionale e gestionale che non può prescindere dal prendere atto della diversificazione della figura del civil servant. Anche nella formazione al ruolo di funzionario pubblico, l’Italia sconta ritardi e occasioni perdute. Non esiste, di fatto, una istituzione paragonabile all’Ena francese, in grado di formare il personale destinato ai più alti ruoli amministrativi, instillando uno “spirito di corpo” che nasca dalla specializzazione e dalla competenza, e non dal coltivare il privilegio. Così l’alta burocrazia italiana rischia di non avere né l’impronta meritocratica tipica nella realtà  francese, né lo stimolo alla rotazione e allo scambio di ruoli con il sistema privato, che è una caratteristica anglosassone, anzi segnatamente Usa, in grado di rimuovere “incrostazioni” e forme di auto-conservazione che spesso sono il più grande freno a ogni riforma. Oggi nella Pa convivono avvocati e giornalisti, ingegneri e agronomi: costituiscono la componente produttiva di un’organizzazione “professional” che non può essere governata come un esercito di soldatini. Un’organizzazione in cui il knowledge management rappresenta il valore aggiunto più rilevante, spesso trascurato e incompreso, e dove il controllo dell’attività  non può far conto sulla standardizzazione dei processi, ma deve puntare su forme più sofisticate, contemperando l’autonomia dei ruoli con le regole della customer satisfaction.

2008-09-03T10:47:40+00:00