Attrattività  ed internazionalizzazione a Torino e in Piemonte: una riflessione sul modello di governance

La competitività  territoriale L’economia mondiale sta attraversando una fase di cambiamenti strutturali, che produce nuovi rapporti e gerarchie di poteri, di mercati, di paesi, di città , in un quadro di grandi cambiamenti demografici, tecnologici e istituzionali. Nell’attuale contesto globale, le aziende grandi e piccole competono e collaborano ogni giorno in una dimensione internazionale e quelle che non sono in grado di raccogliere questa sfida sembrano destinate a soccombere. La competizione, poi, si gioca sempre meno fra paesi e sempre di più fra regioni e si caratterizza anch’essa per una nuova dimensione in cui non si diferenziano vincitori e vinti, ma presenti ed esclusi. La sfida a cui sono chiamati oggi i sistemi locali è quella di “lavorare” sulle variabili in grado di influire su questa dimensione internazionale, per garantire prospettive condivise di crescita e coesione. Il commercio internazionale, l’export, non paiono più essere la misura principale con cui leggere il tasso di globalizzazione di un’impresa o di un territorio, ma il presidio diretto dei mercati da parte di imprese, capitali e persone è oggi la condizione per essere presenti. Un elemento chiave di questa strategia è quindi anche, per i territori, la capacità  di attrarre i crescenti flussi di IDE (Investimenti Diretti Esteri) mondiali (oltre 1200 miliardi di dollari nel 2006), i cui effetti positivi sulle economie nazionali e locali sono internazionalmente riconosciuti. Se poi si considera che la crescita di tali flussi interessa prevalentemente i Paesi sviluppati e tra questi l’Europa è ora prima regione destinataria, con il 45% del totale degli IDE in entrata, si coglie pienamente l’importanza della posta in gioco. Afrontare questa sfida e capitalizzarne i benefici significa oggi cogliere l’importanza di “fattori localizzativi” non riproducibili, di beni pubblici come informazione e conoscenza. E’ centrale che i sistemi regionali (scala questa nella quale si gioca la competizione) raforzino questa infrastruttura immateriale, la capacità  cioè di fare rete permanente tra i principali attori dello sviluppo locale (istituzioni, università , centri di ricerca, finanza, imprese) e riveda il rapporto tra le ormai datate politiche di sviluppo locale e di marketing del territorio. Si tratta, in sostanza, di porre in essere un buon “management strategico regionale” centrato sullo sviluppo del capitale sociale insito nel territorio, in una dimensione internazionale. Approccio per settori industriali Analisi recenti sui sistemi locali per l’innovazione si sono arricchite con l’approccio sulla identificazione di “cluster” industriali, quale perimetro di relazioni privilegiate per la formazione e l’espressione di esternalità  positive di origine locale, che influiscono sulla competitività  delle imprese e sull’attrattività  di un territorio. Svolgere attività  strutturate di animazione economica sulle filiere, cogliendone i bisogni e favorendone l’inserimento nelle reti locali, nazionali e internazionali è centrale in larga parte delle politiche di sviluppo regionale in ambito europeo. Peraltro le politiche pubbliche, anche alla luce delle sempre più ridotte disponibilità  finanziarie, devono essere in grado di operare delle scelte fra settori dominanti, settori emergenti e misure trasversali, definendo priorità , ambiti di azioni da interprendere. Ma capacità  e qualità  della governance rimangono i fattori determinante per il successo di un territorio.

Conferme da un benchmark comunitario Per meglio comprendere quali organizzazioni e strutture possano sviluppare e coniugare competitività  e attrazione di un territorio l’attenzione è stata rivolta alla funzione svolta, in ambito comunitario, dalle IPA (Investment Promotion Agency) e dalle IDA (Investment Development Agency). Le prime attivamente impegnate sul fronte dell’attrazione degli investimenti e le seconde su quello dello sviluppo locale. Recenti studi di benchmark condotti sulla governance, la struttura organizzativa, la missione e le attività  svolte da queste agenzie in ambito comunitario paiono confermare le ipotesi fatte. In particolare, si è evidenziato che esse non possono prescindere da un rapporto organico con l’insieme degli attori dello sviluppo del territorio, come testimonia il fatto che la maggior parte delle agenzie esaminate (la quasi totalità  delle agenzie francesi ed inglesi) siano caratterizzate dalla partecipazione diretta non solo dei livelli istituzionali di riferimento, ma anche di soggetti privati, quali le società  di intervento e rigenerazione urbana, le banche e le imprese, in forma diretta o associata. Inoltre, circa l’80% delle agenzie opera in partenariato con l’università  e i centri di formazione superiore, mentre nel 70% dei casi sono presenti partnership con soggetti attivi nel campo della ricerca e dell’innovazione, quali parchi scientifici e tecnologici, centri di ricerca e business park. Se si considerano poi missione e attività  emerge che ben il 70% delle agenzie considerate svolge funzioni connesse all’attrazione di investimenti e allo sviluppo economico locale con modalità  assolutamente integrate, mentre le agenzie dedicate all’internazionalizzazione attiva e a quella passiva (attrazione e promozione dell’export) rappresentano solo il 7%. Coesione per la governance: il caso torinese In questi anni in Piemonte si sono realizzate buone condizioni di governance formali ed informali, che hanno reso possibile una gestione delle criticità  derivanti dalle profonde trasformazioni della base economica regionale. La coesione tra le istituzioni (Città  e Provincia di Torino, Regione Piemonte, sistema delle Camere di Commercio e associazioni d’impresa), al di là  delle diverse appartenenze politiche e di rappresentanza, è stata alla base della costituzione nel 1997 di ITP, Investimenti Torino e Piemonte, la prima agenzia regionale italiana dedicata all’attrazione di investimenti esteri. E il primo dossier di successo afdato è anch’esso un prodotto di questa coesione interistituzionale: le Olimpiadi Invernali di Torino 2006, il più grande spot di comunicazione e di marketing che una città  possa immaginare. Ma la missione era attrarre investimenti e, analogamente a quanto fanno tutti gli altri territori in Europa, la domanda a cui un’agenzia come ITP doveva rispondere era: quali sono i settori industriali di eccellenza su cui punta il territorio? Torino, sinonimo nel mondo di Fiat, Juventus e Agnelli, si è trovata a dover identificare nuovi cluster o meglio far conoscere quelle eccellenze presenti oltre all’automotive ma non valorizzate. Il lancio delle ICT, come secondo driver dell’economia cittadina dopo l’automotive, il sostegno alle biotecnologie e da ultimo il posizionamento nelle nanotecnologie e nella robotica sono stati oggetto delle attività  di animazione economica finalizzata, nei 10 anni di attività  dell’agenzia. Attività  queste riconducibili maggiormente a perimetri di responsabilità  delle agenzie di sviluppo locale, che ITP si è trovata a dover svolgere per l’assenza di interlocutori dedicati. Incredibile, ma è così, a Torino e in Piemonte non esiste un organizzazione, una persona che sia in grado di “rappresentare”il cluster dell’automotive, proprio in uno dei distretti della componentistica auto più forti d’Europa! I risultati per ITP non sono, comunque, mancati anche sul versante delle imprese: 1 azienda attratta al mese, 400 milioni di euro di investimenti diretti e oltre 5000 occupati, per lo più ad elevata qualificazione. Una best practice in un paese dove le organizzazioni pubbliche non brillano certo per efficienza, ma tant’è, nemo profeta in patria! Aggiungere a ITP l’imperativo “da chiudere” era diventato, agli inizi della legislatura regionale, l’epiteto ricorrente nei proclami della cosiddetta “razionalizzazione”. Mettiamo tutto l’internazionale insieme, dalla promozione delle esportazioni delle PMI, all’attrazione di investimenti esteri, dal marketing dell’enogastronomia, all’attrazioni di turisti esteri. Insomma, facciamo, un bel carrozzone, che si presenta ai più diversi “clienti” internazionali con un’unica faccia, quella della confusione. Il team di ITP, assai snello, di quindici persone si è perlopiù dissolto, trovando quasi tutti accoglienza nel “privato” ! a conferma della capacità  delle politiche pubbliche di creare valore per l’impresa! E tutto ciò, mentre a livello nazionale il Governo è recentemente e faticosamente riuscito a chiudere, sì chiudere, Sviluppo Italia (sinonimo di carrozzone per eccellenza!) per costituire l’Agenzia per l’attrazione di investimenti e lo sviluppo d’impresa, simile a quelle che esistono in quasi tutti i paesi occidentali. Entropia del sistema Italia.

2008-09-03T10:12:26+00:00