Luciano Colla, un ricordo

E’ morto Luciano Colla. Ho avuto la notizia da Ugo Baldini e, con lui, abbiamo difuso la notizia a coloro che lo avevano conosciuto. Ci siamo resi conto che aveva lasciato un buon ricordo nonostante il periodo non lungo (5 anni) che aveva vissuto e lavorato in questa regione prima di lasciarla per ritornare nella sua Liguria. L’ho conosciuto giovanissimo quando ci siamo incontrati non ricordo dove, ma durante i lunghi percorsi in treno che ci portavano in giro per l’Italia a sfogare un grande entusiasmo politico in convegni, congressi, seminari. Mi tornano in mente cose che mi avevano colpito: la sua capacità  di dormire poco (in treno o in macchina, non c’erano i soldi per altre soluzioni) e quella di sopravvivere accontentandosi di un cappuccino e una brioche. Fu quello stesso entusiasmo che, saputo che a Parma avevamo fondato il “Collettivo di architettura, urbanistica e ricerche”, lo spinse a volerne fare parte. Arrivò nel 1972, poco dopo la laurea e si adoperò per costruirvi la sezione di ricerche socio-economiche. Visse un momento che credo sia stato molto bello perché così l’ho vissuto anch’io. Perché era un periodo esaltante sul piano politico e disciplinare. Nel quale il lavoro innovativo che i Comuni emiliani avevano svolto nel decennio precedente, per proporre una nuova cultura del governo del territorio, aveva trovato nella neonata Regione nuove prospettive di sintesi e di efficacia. Perché, con il Collettivo, aveva lavorato a fianco degli amici della Cooperativa Architetti e Ingegneri di Reggio Emilia e quindi, di Osvaldo Piacentini, che ha costituito uno degli uomini fondamentali di riferimento per la formazione di molti di noi. Perché, e questo vale per lui, stava crescendo come figura professionale inusuale nel nostro panorama nazionale: un sociologo che integrava nella propria professionalità  il sapere economico e quello urbanistico. L’entusiasmo con cui lavorava gli ha regalato, in un tempo breve ma di intensissima attività , un grande bagaglio culturale e disciplinare che ha voluto portare nella sua regione, nella sua attività  all’ILRES, nel suo insegnamento all’Università , nella sua attività  professionale. Sfortunatamente si è fermato troppo presto, ma fortunatamente ha lasciato cose cui molti di noi potranno attingere.