Sulla nota questione dell’efficienza e della efficacia nel contributo dell’urbanistica alle politiche pubbliche

[L’efficacia è: riesci a portare via i rifiuti dalle strade di Napoli? L’efficienza è:perché devispendere in ogni caso quanto spende l’intera Spagna per farlo?]

Nell’ultimo Notiziario, proponendoci di aiutare le maestre calabresi della “cammicia”, dicevamo che avremmo dovuto tra le tante cose “chiedere all’urbanistica di preoccuparsi che gli esiti della valorizzazione generata nelle trasformazioni urbane e territoriali vengano per una parte non marginale sottratti alla rendita fondiaria …; vengano sottratti e reinvestiti per rendere più vivibile, più funzionale e più solidale la città  pubblica, così da fare apprezzare ai vecchi e ai nuovi abitanti, nel secolo delle migrazioni, il senso della “cittadinanza” comunque la si pronunci”. Ponevamo così, alla disciplina e ai suoi cultori, problemi di efficacia, di efficienza e di equità , problemi centrali per un Paese come il nostro, per la sua cultura civica non meno che per quella di impresa, un Paese che deve
recuperare in produttività , prudenza concorde e qualità  operativa, per essere credibile a sé e agli altri.

[Per quello che vale, il tasso di crescita del nostro PIL reale è un terzo di quello del PIL potenziale che è la metà  del tasso di crescita del PIL deglialtri:campioni della decrescita infelice?]

Il tema dell’efficienza (il rapporto tra mezzi impiegati e i risultati raggiunti) è cruciale per il sistema paese in tutti i suoi aspetti, ora come mai prima.

E l’urbanistica, l’amministrazione del territorio, le politiche di sviluppo che determinano o richiedono la mobilitazione delle risorse fisiche e la costituzione di nuovi diritti su di esse, è al centro di una lunga discussione degli addetti ai lavori e di preoccupazioni crescenti da parte di coloro che dall’urbanistica si aspettano risposte sensibili alle esigenze del vivere, del comunicare,del produrre, aperte alle istanze di solidarietà  intergenerazionale.