Nuove tecnologie per la conoscenza del territorio e dell’ambiente

La complessità  delle problematiche connesse alla gestione del territorio e dell’ambiente sicurezza, qualità , efficenza comporta una crescente domanda di conoscenze sulle trasformazioni avvenute, sullo stato di fatto e sui trend. L’oferta attuale di informazioni specifiche da parte dei soggetti istituzionali è integrata da imprese che sono ormai ben presenti nel mercato della cartografia e dei dati. Si continua peraltro a registrare un gap profondo tra informazioni territoriali disponibili e i crescenti fabbisogni espressi da una platea sempre più articolata di utenti (Enti Locali e in generale Pubblica Amministrazione, aziende, professionisti, ecc.) per applicazioni molto diverse (rischio idrogeologico, fiscalità  territoriale, gestione urbanistica, analisi e valutazione di impatto ambientale, geomarketing, !). A fronte di ciò, è del tutto evidente lo straordinario sviluppo delle risorse scientifiche e tecnologiche oggi disponibili per l’osservazione e il monitoraggio sistematico di territorio e ambiente, peraltro ancora insufficientemente coniugate con il mercato dell’informazione territoriale e ancor meno con le pratiche di gestione. Risulta evidente la necessità  di uno sforzo sia a livello culturale che politico per promuovere una forte iniziativa destinata a conseguire una migliore conoscenza del territorio del sistema Paese, finalizzata alla sua salvaguardia e valorizzazione. verso un “sistema di informazioni geografiche” gestite da risorse software specifiche sempre più difuse e distribuibili facilmente via rete telematica. Molti interrogativi e molte opportunità  si aprono a fronte di questo profondo processo di cambiamento in atto. Le nuove tecnologie ofrono straordinarie opportunità  per migliorare il sistema delle conoscenze sullo stato e sui problemi del territorio e dell’ambiente, da condividere tra attori pubblici e privati nella prospettiva di migliorare il grado di equità  ed efficacia nell’uso delle risorse comunque limitate che ofre il territorio. Si tratta di fatto di condizioni favorevoli all’avvio di una riflessione congiunta e cooperativa sui grandi temi delle relazioni tra domanda di conoscenza del territorio e impatto delle nuove tecnologie sulle tradizioni e sulle pratiche consolidate, nelle consapevolezza che non è più attuabile un processo decisionale privo di un coerente sistema di conoscenze. Una infrastruttura di informazioni e di conoscenze Sono riconoscibili almeno tre grandi obiettivi sui quali far convergere uno sforzo congiunto tra soggetti pubblici e privati, sia in forma di ricerca che di didattica, destinato a ricostruire una infrastruttura di informazioni e di conoscenze socialmente ambiente. difuse sui temi territorioIl cambiamento in corso Oggi è in corso una fase di straordinario cambiamento imperniato sulle tecnologie informatiche, telematiche e spaziali destinate a mutare radicalmente lo scenario di riferimento a livello culturale, giuridico-istituzionale, organizzativo. In sintesi estrema la cartografia, così come storicamente conosciuta e utilizzata, sta virando Il primo obiettivo è costituito dalla progettazione e realizzazione nel nostro Paese di un repertorio adeguatamente documentato di dati territorioambiente sistematico e liberamente accessibile, che consenta a ogni categoria di utente pubblico o privato di conoscere e utilizzare le risorse informative cartografie e basi di datiprodotte a livello di Comuni, Province, Regioni, Consorzi, Aato, Autorità  di bacino, Ministeri ecc. -, quindi dal sistema pubblico nel suo complesso. A diferenza di esperienze maturate in altre realtà  nazionali come ad esempio quella americana ormai storica del National Geospatial Data Clearinghouse, non disponiamo di un repertorio organico dei dati territoriali prodotti con risorse provenienti dal settore pubblico, e quindi pagate dai contribuenti. La realizzazione di una clearinghouse o di una anagrafe di dati e informazioni territorioambiente a livello nazionale con le opportune articolazioni e livelli di dettaglio a scala regionale o locale, riveste una urgenza assoluta che confina con aspetti di buon senso e forse anche morali. Il secondo obiettivo è quello della progettazione e realizzazione di un vero quadro conoscitivo di base sullo stato del territorio e dell’ambiente. L’esperienza della Cartografia Tecnica delle Regioni a partire dagli anni ‘80, se da un lato ha rappresentato uno grande sforzo compiuto nella direzione di rendere disponibile uno strumento cartografico alle grandi scale e di alto livello per la pianificazione e la gestione del territorio, dall’altro non ha retto l’impatto, per così dire, del paradigma GIS che capovolge l’impostazione “dal segno al dato”, mettendo al centro l’informazione geografica di cui la geometria, e la conseguente grafia, non è che un attributo. E’ oggi possibile immaginare e sviluppare una iniziativa politico-culturale con l’obiettivo di poter disporre in tempi ragionevolmente brevi di una copertura totale del nostro Paese omogenea e aggiornabile con opportuna frequenza. Un riferimento utile, e di grande rilievo istituzionale e tecnico-organizzativo, è la recente esperienza francese del BD Ortho dell’IGN. Il territorio nazionale viene rappresentato nella sua continuità  attraverso ortoimmagini digitali georeferenziate (da piattaforma aerea o satellitare) su cui si appoggiano solo alcuni strati vettoriali fondamentali quali indicativamente l’edificato, la rete viaria e i civici, l’idrografia. Un sistema di conoscenze di base del territorio nazionale che svolge una funzione di “immaginesostituto” del territorio sempre “attuale” in quanto facilmente aggiornabile e/o producibile ex-novo. Su questa base sarà  possibile innestare, alle scale opportune e per porzioni di territorio congrue con le politiche e i piani a livello locale o di area vasta, tematismi specifici e relativi dettagli cartografici alle grandissime scale, ma con le strutture del data base cartografico. Il terzo obiettivo è quello di puntare a rendere disponibili quadri conoscitivi tematici sui grandi problemi dell’ambiente, della mobilità , della sicurezza idrogeologica, dell’uso del suolo, con un approccio territoriale multiscala, in ragione dell’estensione delle aree interessate e in ragione delle politiche e dei piani specifici. Si tratta di rinunciare a perseguire ipotesi di coperture cartografiche estensive e non rinnovabili con adeguata frequenza, bensì di rendere disponibili approfondimenti verticali (strati tematici) su aree limitate, ma con struttura informativa definita sulla base delle domande. Fonti e acquisizione dei dati Disponiamo di due grandi risorse in termini di dati di diversa natura e formato: da un lato il flusso di dati crescente che proviene da sistemi di sensori di tipo multispettrale, pancromatico, laser, radar, ecc. a bordo di piattaforme diverse, e dall’altro i dati disponibili presso quelli che si possono chiamare giacimenti informativi. Il sistema delle Istituzioni pubbliche a livello centrale, intermedio e locale con compiti di governo e gestione del territorio produce una gamma di dati e informazioni di grande rilievo, sia di tipo alfanumerico che cartografico. E’ la realtà  difusa di Regioni, Province, Enti locali, Ministeri, Consorzi di Comuni, Agenzie nazionali e locali, ecc. che per le proprie attività  gestionali detengono e alimentano sistematicamente basi di dati più o meno correttamente strutturate in formati digitaliper le proprie attività  istituzionali autorizzative e/o gestionali. Si tratta di veri e propri giacimenti informativi caratterizzati da contenuti territoriali e ambientali che costituiscono una risorsa poco esplorata e non valorizzata a fronte delle grandi potenzialità  d’uso, e di fatto rappresentano la produzione reale di dati territorio-ambiente da parte del sistema pubblico, dove le grandi Istituzioni specifiche ormai da tempo non sono in grado di rispondere alle crescenti domande del mercato sia pubblico che professionale. I dati territorio-ambiente acquisiti da sensori a bordo di piattaforme satellitari, aeree, veicolari e marine possono essere oggi opportunamente integrati, grazie alle tecnologie disponibili, con le risorse estraibili dai giacimenti informativi come sopra definiti, e possono consentire di realizzare e rendere disponibili strati informativi congrui con le domande espresse dalla società  civile per un corretto governo del territorio, fondato su un quadro di conoscenze condivise e allineate con i livelli tecnologici disponibili e con le esperienze ormai mature e difuse sia a livello nazionale che internazionale. Quadro normativo e conoscenza Il quadro normativo dalla 142/1990 fino alle più recenti leggi regionali in materia di territorio, ha avviato un profondo processo di ridefinizione delle competenze dei diversi soggetti istituzionali e delle relazioni tra i diversi attori. Tale quadro normativo ha peraltro generato una impressionante serie di strumenti operativi per il governo e la gestione del territorio caratterizzati da una serie di parole chiave quali complessità  pluriattorialità  modelli negoziali modelli di partenariatoconcertazione partecipazionesviluppo localeaccesso all’informazione conoscenzavalutazionedi fatto segnano il passaggio da un modello centralistico e autoreferenziale ad uno in larga misura negoziale-partecipativo basato su quadri condivisi di conoscenza. à lo scenario culturale della governance del territorio, concetto contrapposto a quello di government che evidenzia la centralità  e/o la centralizzazione delle azioni poste in essere dalle istituzioni responsabili di una politica, mentre il concetto di governance incorpora l’idea della presenza di una pluralità  di attori coinvolti nell’attuazione della politica stessa. Sta a indicare la complessità  delle società  contemporanee in cui le interazioni e i livelli di potere sono diventati molteplici, in quanto il processo di decentramento delle politiche ha ampliato le forze e gli interessi in gioco, il numero degli attori coinvolti e le loro interazioni reciproche. à sinonimo di “partenariato a più livelli”, in cui la governance diviene ancor più metodo e strumento di espressione e di sintesi degli interessi delle amministrazioni, degli attori economici e sociali e dei cittadini. La governance implica quindi un sistema articolato di governo del territorio che associa istituzioni, attori sociali, organizzazioni private, in un processo di elaborazione e di attuazione delle scelte collettive costruite su una base di conoscenza condivisa, capaci di suscitare un’adesione attiva dei cittadini. Siamo di fronte a nuove forme dei processi decisionali sul tema della gestione del territorio e dell’ambiente, che fanno riferimento ad un moderno quadro di “istituzioni, norme e strumenti” che esprime articolate e specifiche domande di conoscenza dei fenomeni territoriali e ambientali rispetto alle quali le nuove tecnologie con il loro apparato di concetti, metodi e tecniche possono ofrire risposte adeguate. Limiti Il legislatore se da un lato ha costruito e stratificato un nuovo paesaggio di riferimento culturale, normativo e strumentale che afda un ruolo centrale alla conoscenza, e alla conoscenza condivisa, non ha in parallelo attuato i necessari e conseguenti atti per riadeguare il quadro di conoscenze territorio-ambiente e il relativo assetto istituzionale. E’ su questo terreno specifico che si ritiene necessario impegnarsi sia a livello politicoculturale sia in attività  di ricerca, ma soprattutto per promuovere un disegno di legge per ricostruire di fatto un’infrastruttura di conoscenza in grado di rappresentare in continuo stato e trend dei più rilevanti fenomeni che caratterizzano la condizione del territorio e dell’ambiente nel nostro Paese, base di conoscenza ineludibile su cui costruire azioni specifiche. Tra le questioni che si ritengono centrali e che sollecitano indicazioni operative, si possono indicare alcuni temi:

  • Come ricomporre i diversi strati informativi dai Sistemi di osservazione della terra alla cartografia IGM e delle Regioni fino alle cartografie geologiche, geomorfologiche, tematiche, e ai dati socio economici in un unico sistema di conoscenze georeferenziate sul territorio e l’ambiente?
  • Come immaginare un nuovo processo di integrazione e sintonizzazione di ruoli tra soggetti istituzionali diversi che hanno avuto e hanno compiti specifici nel settore della cartografia e dei dati? E quale rapporto tra questi e il mercato?
  • Come avviare e con quali caratteristiche e modalità  un nuovo processo di produzione e distribuzione di un “sistema di informazioni territoriali” coinvolgendo soggetti pubblici e privati?
  • Quale ruolo possono assumere l’IGM e gli altri organi cartografici dello Stato (Catasto, Istituto Idrografico della Marina, CIGA, Servizio Geologico), e quale le Regioni in una prospettiva di “sussidiarietà  dell’informazione territoriale “?

In questo quadro si colloca l’esigenza di creare (e migliorare) il sistema delle competenze specifiche di coloro che intendono operare e che operano in questo settore, sia nella costellazione degli uffici tecnici della pubblica amministrazione, sia in area professionale o di impresa. Un sistema di opportunità  di formazione a livello universitario e post-universitario a livello particolarmente qualificato costituisce -riteniamo una leva strategica in tal senso, finalizzata specificamente a contribuire a formare adeguati profili di specialisti nel trattamento delle informazioni territoriali per costituire progressivamente una rete di operatori sia nel comparto pubblico che in quello privato con vere competenze in questo settore in grado di utilizzare consapevolmente le tecnologie e di dialogare correttamente con il mercato dei beni e servizi.

La metafora della”monnezza”. Dare valore a chi se lo merita

Le nostre città , apparentemente solide ed attrattive, sono il risultato di equilibri instabili. Da una parte sono progressivamente esposte ad azioni che ne manifestano la fragilità , sia sul versante strutturale, come l’esperienza dell’11 settembre ci ha dimostrato, sia, ancora di più, rispetto ai “bilanciamenti sociali” che ne garantiscono il funzionamento. Dall’altra, un fattore di instabilità  è costituito dal crescere esponenziale della complessità  organizzativa che si traduce in diseconomie di vario genere e in problemi legati all’inquinamento e al consumo delle risorse ambientali. La risposta messa in campo tende a “rimuovere” i problemi di cui sopra e preferendo evidenziare il lato monumentale o la spettacolarità  tecnologica che le città  sono in grado di realizzare, sulla base di una competizione non dichiarata, magari favorite dalle scadenze di eventi che le stesse città  ospitano: l’edificio più alto, il quartiere o l’infrastruttura più avanzata, lo scenario più avveniristico o, all’opposto, la conservazione monumentale del passato, magari limitato alle facciate o alle prospettive visive. In realtà  però sempre di più le stesse città  si trovano a doversi misurare sui reali criteri di vivibilità : quali funzioni e come vengono esercitate, il governo delle reti, l’indirizzo delle relazioni e dei flussi. La modernità  e l’innovazione sono correttamente considerate forze trainanti dei processi, spesse volte associate ad un primato nell’esercizio degli strumenti tecnologici, i soli, apparentemente, in grado di estendere il ventaglio delle opportunità  e di definire le soluzioni ai problemi. Quella che segue è una piccola storia che fa leva su un grande problema, la cui caratteristica destabilizzante consiste nella “fisicità ” dell’oggetto in questione ma anche nella “negatività  di valori” a cui viene di norma associato. Ed è sul tema dei valori che il tutto può essere letto come una metafora su cui riflettere. Il cambio d’anno, tradizionale momento del bilancio e della definizione di propositi e di aspettative, nel 2008 è stato pesantemente caratterizzato dalla”emergenza spazzatura”. Molto si è scritto e detto, sono emerse posizioni a volte ideali, a volte retoriche, spesso mistificatrici di retropensieri non sempre confessabili. Proviamo a ragionare su tre questioni che si prestano ad una lettura eterodossa cercando di trarre poi una considerazione finale. La prima riguarda l’asimmetria, di attenzione, di risorse e di “tecnologie”, rispetto a quanto dedichiamo nella fase iniziale del ciclo di vita dei prodotti che entrano nella nostra vita nei confronti di quelli che ne escono. Riflessione non a caso splendidamente collocata nel clima natalizio caratterizzato dalla sua corsa al regalo inutile. In poche parole, se impegnassimo un poco delle energie, ma anche della relativa sensibilità  al nuovo, alla curiosità  e alla disponibilità  ad essere “beneficiari” di opportunità  ed utilizzatori di innovazioni indirizzate solo nominalmente dalla nostra domanda, spostando tale disponibilità  dagli “ingressi” verso le “uscite”, ne potremmo trarre tutti giovamento. Così facendo, inoltre, si afronterebbe con modalità  realmente nuove il rapporto tra domanda ed oferta! Secondariamente l’esperienza campana ci segnala che bisogna convivere, anche contro la nostra volontà , con oggetti che noi contribuiamo a generare, ad utilizzare e, ad un certo punto non vogliamo più. Qui l’elemento scatenante è la natura materiale di questi oggetti. Si potrebbe afermare che, paradossalmente, se fossero sentimenti, potrebbero essere rottamati con minore preoccupazione!. Siamo di fronte, nella società  del post industriale e della dematerializzazione, ad una forte rivincita dell’hard sul soft, accompagnata da una volontà  di confinamento (lontano dagli occhi e lontano dal cuore!) che oggi accompagna tutta la nostra vita. Vogliamo l’energia la più distribuita e prossima possibile ma non gli strumenti che la producono, ci ergiamo a difensori dell’ambiente ma vorremmo poter raggiungere località  esclusive con il massimo delle comodità  di viaggio e localizzative, e via di questo passo, aggiornando la nota tattica di nascondere la polvere sotto il tappeto per non volerla vedere! Infine il tema della solidarietà : tra cittadini di diverse regioni ma anche di appartenenze sociali diferenti. Chiusi nella nostra stanza, davanti al terminale video ma perennemente in contatto col mondo esterno attraverso il cellulare e la rete abbiamo perso un po’ di contatto con la realtà . Pronti, giustamente, a biasimare le condizioni igieniche legate al sottosviluppo (“vivono in una fogna a cielo aperto”) ci dimentichiamo che il volume di scarti, e la loro impossibilità  di riutilizzo, è direttamente proporzionale al “livello di sviluppo”, salvo poi usare i meno abbienti come discarica grazie all’esercizio del potere economico. Sacchetti e bottiglie di plastica (che si vedono) e rifiuti tossici (che si interrano o si nascondono) sono ampiamente distribuiti ma non in ragione della sola produzione o del solo utilizzo. La sfida è dunque indirizzata al futuro. Per i rifiuti, ma anche per il cibo e l’acqua per non parlare dell’ambiente, parlare di “ciclo” significa porsi il problema che senza approcci innovativi, sfruttando tutte le capacità  di cui siamo capaci ma anche tenendo conto di tutte le reazioni che scateniamo, le soluzioni che si mettono in campo hanno una visione corta. Esattamente come gli sforzi che hanno portato alla riduzione dei consumi e del potere inquinante delle nostre auto senza mettere in discussione l’uso delle stesse e la distruzione delle diverse risorse in gioco, dal petrolio al territorio. Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior, cantava De Andrè, ma alla bella immagine poetica non corrisponde, purtroppo, analogo praticabile indirizzo comportamentale. Limitiamoci nel nostro piccolo a cercare di dare il valore vero a quello che ci circonda e a comportarci di conseguenza, come piccola morale di questa storia!

La provocazione dei Sistemi Informativi Territoriali

Tra le varie rivoluzioni che l’informatica ci ha fatto vivere in meno di cinquant’anni, quella tecnica, la più scontata, diventa sempre meno appariscente. Questo in parte è dovuto alla nostra incapacità  di meravigliarci e al riuscire a dare incredibilmente per scontato quello che ha invece al suo interno una complessità  che solo trenta anni fa era inimmaginabile; ma forse l’impallidire dello sviluppo tecnologico è dovuto al fatto che esso stesso ci mette a disposizione strumenti i quali ci portano altre rivoluzioni, comportamentali e culturali, ben più complesse. Il caso dei Sistemi Informativi Territoriali è sintomatico. I Sistemi Informativi Territoriali, se ci limitiamo all’aspetto tecnologico, sono strumenti informatici che trattano dati geografici cioè insiemi di numeri che descrivono oggetti del mondo reale come un edificio, un fiume, un ghiacciaio. Tali oggetti sono descritti tramite una componente spaziale, che specifica la localizzazione e la forma dell’oggetto, e una componente descrittiva, che riporta alcune caratteristiche tematiche dell’oggetto; per esempio, per un edificio, la via e il numero civico, il numero di piani, la presenza del gas, il numero di inquilini in età  scolare o lavorativa, ecc. Si noterà  che la descrizione spaziale di un oggetto è molto simile a quella che siamo abituati a vedere sulle carte, cioè localizza l’entità  in un sistema di riferimento ben definito, mentre la parte descrittiva ha, rispetto ad una carta, una ricchezza di informazione molto maggiore. La localizzazione di un oggetto o evento all’interno di un sistema di riferimento è una componente trasversale a qualunque informazione geografica e permette il confronto tra informazioni diverse: questo è quanto ci permettono di fare gli strumenti informatici calcolando, ad esempio, il numero di soggetti a rischio sanitario che si trovano sottovento rispetto ad una ciminiera o il numero di automezzi posteggiati in aree esondabili. Ma se ci pensiamo bene, in linea di principio la stessa cosa potremmo fare, spendendo parecchio tempo in più, lavorando con carta e penna su una mappa. La scintilla che accende la rivoluzione è che quello che era praticamente impossibile diventa adesso banalmente realizzabile, e quindi perchè non farlo? Il fatto che la componente geografica dell’informazione territoriale permetta facilmente il confronto tra informazioni diverse non ci lascia scampo verso un modo di gestire il territorio molto più intelligente e consapevole. Sarà  quindi banale, nel concedere un’autorizzazione di emissione in atmosfera, verificare la vicinanza di scuole, e altrettanto banale, nella progettazione di una strada, valutare gli effetti nocivi dell’ozono che si formerà  sulla popolazione residente. Ma questa “banalità ” è purtroppo soltanto tecnica. Perchè la banalità  del possibile diventi la naturalezza del fare occorrono altri ingredienti. Il primo è l’esistenza e la disponibilità  delle informazioni. Nei semplici esempi che abbiamo proposto si noterà  l’eterogeneità  dell’informazione trattata: le ciminiere, le scuole, le strade, la distribuzione della popolazione. Questi dati sono “di competenza” di uffici diversi e molto spesso di Enti diversi; nella parola “competenza” si avverte già  un modo di pensare antico, burocratico, fatto di compartimenti stagni. L’informazione non è “di competenza” di qualcuno, è un patrimonio di tutti e qualcuno ha la responsabilità , o forse il privilegio, di costruire questa informazione, mantenerla aggiornata, renderla accessibile. Ecco allora che un Sistema Informativo Territoriale va molto oltre il mero strumento informatico, ma è formato da un complesso organizzativo ben più difficile da attuare. à l’insieme coordinato di soggetti istituzionali che sono contemporaneamente costruttori di informazione propria, che mettono a disposizione della comunità , e fruitori, per le proprie attività  di competenza (stavolta sì, di competenza), dell’informazione che gli altri, operando in modo simmetrico, mettono in circolo. Questo modello organizzativo sembra fin troppo ovvio se pensiamo che il territorio è “uno” e che quando poggio il piede in terra sono contemporaneamente su una proprietà , in un’entità  amministrativa, ad una certa quota, in un’area a rischio, vicino ad un servizio, in vista di una cellula di telefonia e l’elenco potrebbe continuare molto a lungo; ma nella pratica questo modello organizzativo cozza col modello della suddivisione delle competenze, un modello semplice, utilizzato con una certa efficacia per semplificare problemi complessi, ma che purtroppo ha in sé il seme dell’incomunicabilità . E’ abbastanza evidente che i modelli organizzativi sono legati a modelli culturali, al nostro modo di pensare e di comportarci. Il modello della suddivisione delle competenze diventa ben presto preda della parte più egoista di noi, mentre al contrario, i problemi di gestione del territorio avrebbero bisogno di un approccio molto diverso, di una nuova cultura, quella del dare e del fidarsi. Ognuno di noi, nel suo lavoro quotidiano, dovrebbe afrontare i problemi facendo tesoro dell’informazione prodotta dagli altri e, cosa ancora più difficile, una volta prodotta nuova informazione, dovrebbe sistematizzarla e documentarla in modo che altri la possano utilizzare. Queste poche righe hanno seguito uno schema che, partendo da una opportunità  tecnica ha identificato una necessità  organizzativa la quale, a sua volta, è figlia di un approccio culturale. Questo schema, questa interdipendenza “tecnologia-organizzazione-cultura” vale per ogni Sistema informativo, ma nel caso dei Sistemi Informativi Territoriali assume una forza particolare; la caratteristica unificante del territorio e l’interdipendenza dei processi che lo governano rendono indispensabile un comportamento secondo cui ogni scelta deve essere fatta utilizzando tutta la base informativa disponibile. Il fatto che un operatore abbia a disposizione tutti i dati di cui ha bisogno, aggiornati e di qualità  controllata, è un modo per cui la complessità  di un problema non diventa, burocraticamente, la complessità  di un procedimento, ma la qualità  di un nuovo metodo. Lo schema “tecnologia organizzazione cultura”, che abbiamo descritto nel verso che vorremmo sbagliato, fa decisamente male; vorremmo ripercorrerlo in senso opposto, ma purtroppo non è così. Consideriamo questo un pregio della galoppante tecnologia, in particolare di quella dei Sistemi Informativi Territoriali i quali, con le potenzialità  tecniche che ofrono, sono una cosa diversa da un’opportunità , sono, nel nostro contesto, una provocazione.