I paesaggi fluviali dell’Emilia Romagna

Caratterizzazione morfologica dell’ambiente fluviale

Il primo problema è quello di definire quali corsi d’acqua debbano essere considerati principali. Le definizioni idraulica, legata al regime stagionale, e geografica (denominazioni storiche, locali) che considera determinanti le lunghezze delle aste fluviali, ci sono parse insufficienti o scarsamente significative.

Si è così preferito assumere un criterio morfologico assegnando il valore di principale ai corsi d’acqua dotati delle seguenti caratteristiche:

a)   bacino idrografico montano e collinare (cioè chiuso sull’alta pianura) avente parte dell’imbrifero corrispondente con lo spartiacque Tirreno-Adriatico;

b)   fondovalle cartografabile alla scala 1:100.000 continuo.

La definizione della o delle aste principali entro il bacino idrografico è univocamente stabilita dalla presenza del fondovalle.

Ove questo non sia più riconoscibile come sistema di forme e depositi fluviali attuali ed antichi cartografabili alla scala 1:100.000, l’asta principale è ancora identificabile come quel corso d’acqua dotato di acclività  più modesta e posto a quote medie relative minori rispetto agli influenti laterali, fino alla zona di inizio del cosiddetto ‘imbrifero’, dalla quale viene distinta definendola convenzionalmente ‘tronco non classificato’. Nella zona dell’imbrifero è progressivamente sempre più difficile definire univocamente il corso d’acqua principale. Qui può essere utilizzato il criterio di classificazione di Strahler (1958), ma anche questo diviene inutile nella porzione alta dell’imbrifero, ove non è più riconoscibile un canale definibile come principale rispetto ad altri.

Il secondo problema è quello di delimitare l’area da considerare per l’analisi del ‘paesaggio fisico fluviale’. Nell’ambiente montano e collinare essa può ragionevolmente corrispondere al sistema di fondovalle; nell’alta pianura all’alto conoide reinciso dall’asta principale; nella pianura alluvionale e deltizia ancora all’ambito di incisione o a quello delimitato dall’eventuale sistema di arginature fino al loro piede esterno; nel delta all’ambito compreso tra le arginature ed eventualmente alle terre intercluse tra le ramificazioni fluviali (naturali o artificiali) che caratterizzano questo ambiente, fino al limite del sistema costiero (a cordoni o sabbioso).

Anche in quest’ultimo caso (delta) è difficile stabilire quale sia il canale principale, non nel senso della portata o della larghezza ma in senso paesaggistico e morfologico (il delta è l’inverso equivalente-speculare dell’imbrifero).

Questa zonizzazione morfologica appare funzionale agli obiettivi paesaggistici ed ecologici della ricerca. Infatti:

a)    consente un’agile confrontabilità  tra segmenti equivalenti di diverse aste fluviali, agevolandone una sistematizzazione;

b)    è funzionale ad una ripartizione degli ambienti vegetazionali naturali ed artificiali in grandi classi;

c)    è pertinente alle problematiche idrauliche ed antropiche.

La specificazione di caratteristiche interne ad ogni segmento d’asta fluviale rappresenta già  alla scala 1:100.000 il modo di discriminare paesaggi dotati di diverse valenze e/o possibilità  naturali.

Alla luce di queste considerazioni ogni fiume è stato ripartito in più tratti sulla base di diversi fattori, ottenendo una prima suddivisione in:

*    ‘imbrifero‘: l’azione del corso d’acqua è qui prevalentemente erosiva;

*    ‘tronco‘: è caratterizzato dalla presenza della zona di fondovalle e quindi da azioni di erosione e trasporto ma anche dalla deposizione di materiale alluvionale. E’ stata operata una ulteriore suddivisione tra tratti caratterizzati dalla presenza di fondovalle semplice o di fondovalle complesso, a seconda dello sviluppo più o meno esteso della zona terrazzata. Sono stati segnalati i tratti in cui il fondovalle è di tipo confinato, con presenza di gole, forre, ecc. Per maggiore chiarezza, può essere rilevante specificare che si intende per ‘fondovalle’ un sistema di forme e depositi attuali ed antichi, dovuti all’attività  del corso d’acqua, dotati di continuità  ben cartografabile alla scala considerata entro la valle collinare e montana. In sostanza si tratta dell’attuale alveo di pertinenza, dei vari ordini di terrazzi alluvionali e conoidi intravallive conservati e dalla porzione di versante vallivo direttamente influenzata dal corso d’acqua principale;

*    ‘alta pianura – ambiente di conoide‘: è stata individuata la zona in cui i corsi d’acqua, fuoriusciti dalle valli montane, in conseguenza della diminuzione del gradiente topografico depositano i materiali più grossolani costruendo corpi sedimentari di varie dimensioni denominati appunto conoidi;

*    ‘pianura alluvionale‘: è stato individuato il tratto dell’asta fluviale che attraversa questa fascia di pianura che dai limiti esterni delle conoidi pedemontane si estende verso il mare. I corsi d’acqua presentano un pattern prevalentemente meandriforme o rettilineo, anche se non mancano eccezioni, e scorrono generalmente pensili sulla pianura delimitati da argini;

*    ‘pianura deltizia‘: è un’area di pertinenza quasi esclusiva del Po. E’ un sistema deposizionale di transizione ed è caratterizzato da ambienti dove prevalgono i depositi di origine continentale della pianura deltizia interna e degli ambienti sedimentari più marcatamente di transizione della piana deltizia esterna;

*    l’ultima distinzione effettuata riguarda la presenza ed il tipo di arginatura, elementi, come già  sottolineato, estremamente rilevanti per l’ambiente fluviale nell’area di pianura.

Per quanto riguarda la classificazione del tipo di tracciato, ovvero del pattern dei canali d’alveo, sono state distinte le seguenti categorie (Panizza, 1978):

1.      tracciato rettilineo;

2.      tracciato irregolare;

3.      tracciato anastomizzato;

4.      tracciato a meandri.

1. Tracciato rettilineo

E’ raro su lunghe distanze, se non in corsi canalizzati. Generalmente si tratta di tracciati impostati lungo elementi strutturali quali faglie e fratture rettilinee ed in tipi litologici molto coerenti, che impediscono al corso d’acqua di assumere un percorso meno regolare.

2. Tracciato irregolare

Costituisce la maggior parte dei tracciati naturali. Si presenta tortuoso ed irregolarmente sinuoso a causa di discontinuità  litologiche e tettoniche, intreccio con paleoforme del rilievo, variazioni di portata, di copertura vegetale presso le rive, di acclività  del letto, fenomeni di cattura fluviale ed altre ancora. L’estrema varietà  delle cause che portano a tale tipo di tracciato e la sua grande diffusione nel paesaggio fanno sì che una descrizione significativa dal punto di vista della tipizzazione dei paesaggi fluviali sia estremamente difficoltosa.

3. Tracciato anastomizzato

Si osserva generalmente nei corsi d’acqua a fondo mobile della pianura alluvionale e della zona pedemontana. Il letto ordinario è costituito da una fitta rete di letti minori intrecciatisi fra loro e separati da isole e barre. La rete dei canali ha forma e tracciato effimeri, facilmente variabili, il letto ordinario è delimitato vagamente da rive poco nette e poco sicure. Causa di questo tipo di tracciato sembra essere la concomitanza di più fattori quali l’abbassamento di velocità  della corrente, dovuto a diminuzioni di pendenza e/o allargamento dell’alveo ordinario, che provoca una caduta dell’energia fluviale e di conseguenza un abbandono di gran parte del carico solido. Il corso d’acqua è perciò obbligato a cercarsi una via tra i propri depositi alluvionali, a divergere e frazionarsi in tanti piccoli bracci. La scarsità  o l’assenza di una matrice argillosa determina scarsa coerenza ai depositi alluvionali e perciò favorisce l’instabilità  delle rive e la variabilità  del tracciato fluviale. Poichè il corso d’acqua a canali anastomizzati mostra un regime poco regolare e una portata solida abbondante, esso deve trovarsi in una adeguata zona morfoclimatica o comunque presuppone un certo tipo di cause e processi, che quel regime e quella portata solida possano determinare.

4. Tracciato a meandri

Le tortuosità  del letto ordinario possono organizzarsi in associazioni di curve regolari, più o meno eguali tra loro, con una deviazione non minore di 45° dal corso normale e successivo ritorno nella direzione primitiva: a tali sinuosità  si dà  il nome di meandri.

Si possono distinguere due tipi di meandri:

(1) meandri liberi, o di pianura alluvionale, quando le divagazioni del corso d’acqua sono indipendenti dal tracciato della valle, o di proporzioni più piccole ed il letto fluviale è a fondo alluvionale mobile; (2)                meandri incastrati, o di valle, quando i fianchi della valle seguono le sinuosità  del corso d’acqua ed il letto fluviale è in roccia in posto.

1)   I meandri sono definiti dal loro raggio di curvatura, dalla loro ampiezza e dalla loro lunghezza. Si osserva una relazione costante, per ogni fiume a meandri, sia fra la lunghezza delle anse e la larghezza del letto ordinario (circa 10 volte maggiore), sia fra la stessa lunghezza ed il raggio di curvatura (circa 5 volte maggiore). Inoltre raggio, ampiezza e lunghezza dei meandri appaiono essere direttamente proporzionali alla portata del corso d’acqua. Il divagare laterale dei meandri liberi dà  luogo ad una morfologia piatta, nella quale è tuttavia ancora possibile distinguere gli antichi tracciati abbandonati dal corso d’acqua.

Le condizioni di formazione dei meandri sembrano essere molteplici. Innanzitutto è necessario che la velocità  della corrente sia tale che una sua lieve variazione determini o erosione o sedimentazione, cioè la contemporanea assunzione in carico di materiale presso una riva e il deposito presso quella opposta, in conseguenza dello spostarsi del filone della corrente. I materiali alluvionali soggetti a tali processi debbono avere granulometria non inferiore a valori più o meno corrispondenti a quelli delle sabbie medie, altrimenti un’eventuale lieve variazione della velocità  della corrente non determinerebbe episodi contemporanei di erosione e di deposito su due opposte rive. Inoltre, al contrario del tracciato a canali anastomizzati, un corso a meandri presuppone la presenza di una matrice argillosa tra i materiali detritici, che può conferire una certa coerenza al deposito alluvionale e permettere così una discreta stabilità  della riva concava. E’ anche indispensabile che la corrente non sia troppo carica di materiali trasportati, ma anzi sia relativamente limpida, possieda cioè una certa energia netta tale da consentirle di erodere le rive concave.

Se sussistono le condizioni suddette e probabilmente altre ancora, una qualsiasi discontinuità  del letto fluviale che possa determinare una deviazione della corrente verso una delle due sponde può dare origine ad un tracciato a meandri. Tali discontinuità  possono essere, per esempio, piccoli ostacoli e accidentalità  del letto dovuti a barre o isole fluviali, diversa degradabilità  delle sponde in relazione ad una differente copertura vegetale o composizione granulometrica, irregolarità  del tracciato conseguente a fenomeni tettonici o di cattura e così via.

2)  La nomenclatura ed il meccanismo di evoluzione sono gli stessi che per i meandri liberi. Tuttavia la differente natura del materiale del letto fluviale, cioè roccia in posto, in genere più difficilmente erodibile del detrito alluvionale, comporta una più lenta evoluzione delle anse. Questa però, a lungo andare, determina la calibratura della valle, cioè l’allargamento dei fianchi vallivi fino alle dimensioni dell’ampiezza dei meandri. Gran parte dei meandri di questo tipo sembrano essere ereditati: all’origine cioè sarebbero stati dei meandri liberi su una pianura alluvionale e si sarebbero poi infossati, impressi tali e quali, entro i depositi della piana stessa, fino anche all’incisione della sottostante roccia in posto: tutto ciò in seguito ad un fenomeno di sovraimposizione. In taluni casi tuttavia sembra che questo tipo di meandri abbia caratteristiche proprie ed originali, si imposti e si evolva cioè secondo cause e condizioni dipendenti dall’energia e del corso d’acqua, dalla resistenza della roccia incassante e dalle discontinuità  litologiche e tettoniche della valle.

I principali tipi di paesaggio fisico ricorrenti

La metodologia proposta ha portato alla stesura della ‘Carta del paesaggio fisico’ delle principali aste fluviali dell’Emilia-Romagna.

La tipizzazione fisica del paesaggio fluviale cartografato ha prodotto, parallelamente, la classificazione delle aste secondo la lunghezza, e, quindi, la ‘potenza’, di ciascun tratto rilevato.

Ai fini di rendere più facile la lettura e più agevole il confronto tra le aste, ciascun fiume è stato rappresentato in forma schematica in una propria scheda.

Le schede di tipizzazione del paesaggio fisico fluviale contengono le informazioni desunte dalla ‘Carta del paesaggio fisico’ formato dalle principali aste dell’Emilia-Romagna, rappresentate in modo da offrire una lettura immediata dei paesaggi formati da ciascuna asta selezionata ed una sua prima quantificazione. Ogni scheda viene numerata secondo il bacino di appartenenza e, gerarchicamente, secondo l’asta principale e gli affluenti. La struttura del bacino viene richiamata in ogni scheda.

La tipizzazione, che comprende tutte le aste escluse la porzione di imbrifero e il tratto fuori regione, è stata fatta per un totale di 1.595,4 Km. La scheda ha voluto soprattutto mettere in evidenza le combinazioni fra ambiti idromorfologici e patterns d’alveo nella loro distribuzione territoriale.

Questa impostazione permette una lettura immediata della disarticolazione longitudinale e dell’ampiezza dei paesaggi, in scala rispetto la loro lunghezza reale. L’articolazione può essere anche trasversale, come nel caso del Reno e del Panaro, quando il corso d’acqua separa due ambienti diversi (per cui una sponda risulta essere classificata in un modo e l’altra in un altro).

Il peso che ciascun paesaggio ha nel contesto sia del singolo fiume sia di quello regionale viene messo in evidenza nella tabella di sintesi che, se letta complementariamente alle singole schede, affina la tipizzazione delle seguenti, e altre, considerazioni:

*    si possono definire dei trend di rappresentazione dei paesaggi dall’Emilia Occidentale alla costa (come la rilevanza delle arginature) e/o dalla montagna alla pianura;

*    si mettono in risalto i singoli casi e le combinazioni più comuni o più rare (molto raro è il fondovalle confinato, molto comune è pattern irregolare o meandriforme per i fiumi dell’Emilia Occidentale, assente, invece, nella Orientale).

La prima evidenza che si può trarre dallo scenario fisico regionale e che trova conferma nella lettura della matrice riassuntiva, è la grande varietà  paesaggistica riscontrata nei 1.595, 4 Km di aste fluviali tipizzate.

Dalle 48 combinazioni teoricamente possibili tra ambiti idrologici, geomorfologici e patterns d’alveo, cioè quella che determina secondo la metodologia assunta la formazione di paesaggi fisici, 31 combinazioni vengono rappresentate almeno una volta nei fiumi classificati. Mancano, infatti, le quattro combinazioni tra area del delta e i pattern fluviali; il fondovalle conglobato e quello confinato in combinazione con il tratto rettilineo (il pattern rettilineo del resto non è una formazione rappresentata in montagna se non per brevi tratti); la pianura a meandri con pattern anastomizzati (sarebbe una contraddizione di termini); infine la fascia del Po e la pianura deltizia con pattern che non siano rettilinei (prevale la presenza di arginature spinte alla rettificazione). Tutte le altre, moltiplicate per i fiumi in cui compaiono, originano 183 tipi di paesaggio. Se poi consideriamo che esiste non solo una varietà  tipologica, ma anche una varietà  topologica tale per cui una stessa combinazione non origina mai lo stesso paesaggio neanche nello stesso corso d’acqua, (dal momento che cambiano altre condizioni rilevanti, quali l’altitudine, la pendenza del corso d’acqua, le condizioni al contorno e quant’altro) i paesaggi fisici formati dai fiumi dell’Emilia-Romagna ammontano a 271.

Il paesaggio fisico più ricorrente è quello che deriva dalla combinazione di un fondovalle semplice (rappresentato per 328 Km di aste totali, cioè il 20% del totale regionale) con pattern irregolare comparendo 37 volte e in 19 dei 30 corsi d’acqua esaminati. Di questi, i più lunghi si trovano nel Ceno con quasi 21,9 Km, nel Taro con circa 25,1 Km e nel Baganza. Negli altri i tratti sono brevi anche se ricorrenti.

Esso è seguito dal tipo fondovalle semplice associato ad un pattern anastomizzato che ha una frequenza di 32 volte e 17 corsi d’acqua. Non è mai presente per lunghi tratti alternandosi spesso al precedente, tranne nel Secchia dove continua per 17,9 Km.

A pari merito si colloca il fondovalle complesso (249,7 Km totali: 15,65% del totale regionale) nella combinazione con il pattern irregolare e con il pattern anastomizzato, entrambi rappresentati 27 volte in 12 e 13 fiumi. Nel primo caso il tratto più lungo è rappresentato nel Reno con 24 Km; nel secondo il paesaggio più lungo è nel Parma con 28,1 Km. Quello con pattern meandriforme viene ripetuto solo 7 volte e nei fiumi Lamone e Montone, per ben 11 e 13,2 Km rispettivamente.

Ben rappresentato è anche il tronco non classificato caratteristico della porzione più montana di quasi tutti i corsi d’acqua di cui il paesaggio prevalente è quello con pattern irregolare (23 volte), seguito dallo anastomizzato (9), rettilineo (4) e a meandri (3). Lo si riscontra in quasi tutti gli affluenti, dove, con 23 Km, raggiunge il valore massimo nello Scoltenna.

Per un totale di 10 volte su 10 fiumi si può osservare anche il paesaggio di fondovalle semplice con pattern a meandri di cui il maggiore nel Trebbia, lungo 18 Km circa.

Molto più rari e brevi sono invece i tratti a gole e forre (fondovalle confinato) che complessivamente si sviluppano per soli 8,5 Km, presenti solo in 4 fiumi (Trebbia, Taro, Ceno e Baganza, di cui il più potente è nel Taro di 3,6 Km) con una frequenza di 2 se a pattern semplice, 3 a pattern anastomizzato e 2 a pattern meandriforme.

Tra i paesaggi di pianura i più rappresentati sono quelli di pianura alluvionale (con 438 Km di aste totali, corrispondenti al 27% del totale regionale), seguiti da quelli di pianura pedemontana (327,5 Km di aste totali, cioè il 20,5% della regione). I fiumi che li attraversano per più lunghi tratti sono il Reno con 23,3 e 113 Km rispettivamente per un totale di 136,3 Km; il Panaro con 27,5 e 60,6 Km rispettivamente che sommati fanno 88,1 Km e il Secchia con 27,9 più 51,4 Km, cioè 79,3 Km complessivi.

La pianura pedemontana in combinazione con pattern irregolare origina 15 diversi paesaggi in 12 fiumi (il più lungo è quello del Panaro con 38 Km); in combinazione con pattern anastomizzati e a meandri dà  luogo a 12 e 10 paesaggi ciascuno (di cui il più potente è nel Secchia con un tratto di 27 Km).

La pianura alluvionale ha tratti soprattutto rettilinei per le arginature di questi torrenti che diventano da pensili a regolari. Il tratto più lungo è presente nel Reno con 113 Km, 9 volte compaiono anche tratti irregolari, mentre 8 paesaggi sono di tipo meandriforme (il più lungo in questo caso è rappresentato dal Parma con 28 Km).

Molto meno rappresentati, anche se complessivamente danno un’elevata varietà  paesaggistica, sono gli altri paesaggi di pianura. Questi sono l’unico paesaggio in fascia del Po con pattern rettilineo presente nel Panaro per 6,7 Km (0,4% della Regione); il paesaggio in piana a meandri con pattern rettilineo, presente nei Fiumi Uniti per 4,7 Km, seguito da quello con pattern a meandri dell’Enza, 5,7 Km, e da quello con pattern irregolare, nel Parma con 2,9 Km per un totale di 13,3 Km (0,8% delle aste totali).

Nel piana costiera (20,4 Km che rappresentano l’1,28% del totale regionale) dal pattern rettilineo sono formati 4 paesaggi: nel Reno, per una lunghezza di 5,9 Km, nel Lamone, con 4,4 Km, nei Fiumi Uniti, con 1,4 Km, e nel Marecchia; con pattern a meandri vi è un paesaggio nel Savio lungo 7,9 Km.

In aree vallive vi sono 2 paesaggi con pattern rettilineo (uno nei Fiumi Uniti, di 2,6 Km, e l’altro nel Marecchia di 5,9 Km) per un totale di 8,5 Km (0,5% della regione).

Infine, l’unico paesaggio ottenuto dalla combinazione della pianura deltizia con un pattern irregolare, rappresentato nel Reno e lungo 32,2 Km (2% del totale regionale). Nonostante la grande varietà  di paesaggi fisici formati, è possibile riscontrare caratteristiche che accomunano alcuni fiumi della regione che possono essere suddivisi in gruppi omogenei corrispondenti ai tre contesti territoriali dell’Emilia Occidentale, Emilia Centrale e Romagna.

I fiumi occidentali (Trebbia/Aveto, Taro/Ceno, Parma/Baganza, Enza) solcano trasversalmente l’Emilia Occidentale per gettarsi, dopo un percorso relativamente breve, nel Po. Di essi il più lungo è il Taro, che con 121,5 Km è anche il terzo fiume regionale per lunghezza. Seguono il Parma con 90 Km, il Trebbia con 84,2 Km e l’Enza con 81,2 Km.

Essi sono caratterizzati da bacini stretti ed allungati con prevalenza di fondovalle semplice su quello complesso (tranne per il Parma e l’Enza).

La pianura, solo pedemontana per il Trebbia, si equilibria rispetto l’alluvionale anche negli altri fiumi, ed è sempre associata ad un pattern di tipo anastomizzato, il più frequente.

Il pattern meandriforme, tipica formazione di fiume maturo e quindi di pianura, pure ben rappresentato, è presente, eccezionalmente, anche in tratti montani (vedi Trebbia e Aveto).

Infine, la caratteristica più tipica di questi torrenti è la presenza, unica in territorio regionale, di pattern combinato. Ad esso appartengono gole, forre e meandri incarsati di grande suggestione paesaggistica e particolarmente famosi nel Trebbia.

I fiumi centrali (Secchia, Panaro) raggiungono il Po solo dopo 124 e 117 Km, scorrendo per la maggior parte in un’ampia pianura alluvionale, quasi completamente arginata.

Il fondovalle è qui soprattutto complesso. I pattern fluviali si susseguono da monte a valle secondo tratti irregolari, anastomizzati meandriformi con buona regolarità . Solo il Panaro è nuovamente irregolare in pianura.

Il Reno fa caso a se stante. Originariamente affluente del Po, a causa delle intense bonifiche ne è stato artificialmente deviato il corso verso il mare assumendo una particolare forma a curva, risulta essere il fiume più lungo dell’Emilia-Romagna, con 187 Km di cui 120 Km corrono su argini pensili sul piano di campagna.

Il bacino montano, caratterizzato da numerosi affluenti, è solo il terzo bacino regionale per estensione, preceduto dai bacini del Taro e del Secchia.

Il corso d’acqua principale scorre in un fondovalle per lo più complesso con pattern irregolare.

Il tratto rilevante, come è stato detto, è quello di pianura che è qui una pianura alluvionale caratterizzata dalle aree vallive connesse al sistema deltizio del F.Po.

I fiumi romagnoli sono il Santerno, che sbocca nel Reno, Lamone, Montone/Bidente-Ronco/Fiumi Uniti, Savio e Marecchia con sbocco in mare. Sono fiumi di breve lunghezza, di cui il maggiore, il Savio (86,7 Km) è solo settimo nel contesto regionale.

Anche i bacini idrografici sono tra i più esigui andando dal Santerno, il più piccolo con soli 507 Km, al Bidente-Ronco, il maggiore con 605 Km.

Dove questo più si avvicina alla costa e cioè in direzione est, la pianura, prima prevalentemente alluvionale, si assottiglia e diventa per lo più pedemontana.

Questi fiumi attraversano, prima dello sbocco in mare, anche un tratto di piana più tipicamente costiera. Il pattern prevalente è quello irregolare, seguito da quello rettilineo tipico dei tratti pensili.

L’approccio allo studio del paesaggio per ‘punti di vista’ è ritenuta da alcuni più affascinante di quello per ‘unità  di paesaggio’, permettendo di cogliere gli ‘elementi di sorpresa’, ovvero quelli di frattura e di continuità  dei paesaggi, o meglio dei sottopaesaggi descritti.

Tali elementi sfuggono a visioni globali ma più generali, le quali evidenziano invece le proprietà  emergenti dei rapporti tra gli stessi.

Tuttavia, il fiume è una unità  sistemica e non può come tale derivare dalla semplice sommatoria dei suoi moltepli aspetti.

Elenco degli associati

NUOVE ADESIONI

Nel corso dell’anno 2007e dell’anno 2008 hanno aderito all’Archivio Osvaldo Piacentini:
Giampaolo Artioli, Barbara Biale, Marco Bianchini, Claudia e Pier Roberto Bonfardini, Mariella Borasio, Sascia Canale,
Bruno Cattero, Giuseppe Fiorani, Maria Clotilde Fiori, Renato Lanzetti, Pier Giorgio Massaretti, Carlo Monaco, Giorgio
Pagliari, Stefano Parboni, Ettore Picchi, Ugo Sturlese, Luciano Surace, Giuseppe Tacchini, Vera Negri Zamagni.

ENTI SOCI
ANCI Emilia-Romagna
Associazione Culturale “il Ponte” Vercelli
CAIRE – Urbanistica
CAIRE – Progettazione
Comune di Bologna
Comune di Castellarano
Comune di Cavriago
Comune di Cesena
Comune di Correggio
Comune di Guastalla
Comune di Modena
Comune di Parma
Comune di Reggio Emilia
Comune di Sant’Ilario d’Enza
Comune di Vetto d’Enza
Comunità  Montana Appennino Reggiano
Comunità  Montana Valle Gesso – Cuneo
CRPA – Reggio Emilia
INU Sezione Emilia-Romagna
Provincia di Bologna
Provincia di Modena
Provincia di Reggio Emilia
Provincia di Parma
Provincia di Piacenza
Regione Emilia-Romagna
UNCEM
ENIA
Ordine degli Architetti di Novara del Verbani-Cusio-Ossola

PERSONE E SOCIETA’
ACERBI Ercole, già  assessore Provincia di Forlì-Cesena
AIMI Gianluca, funzionario Comune di Sassuolo
ALEMAGNA Pietro Maria, architetto, INU Emilia Romagna
ALLEGRETTI Girolamo, storico, Pesaro
ALMAGIONI Roberto, architetto, Milano
ALIBERTI Francesco, imprenditore, Reggio E.
ANCESCHI Fabrizio, insegnante, Reggio E.
ANDREETTI Giovanni, Università  di Parma
ARBIZZANI Eugenio, Amministratore STS, Bologna
AREA srl, Bologna
ARRà Luisa, architetto, Cuneo
ARTIOLI Giampaolo, ingegnere, Bologna
BACCARINI Cesare, Legacoop, Bologna
BALDI Carlo, Presidente “Laboratorio per Reggio”
BALDINI Ugo, architetto, Reggio E.
BARCHI Aldo, urbanista, Reggio E.
BARGOSSI Maria Luisa, architetto, Regione Emilia-
Romagna
BARICCHI Walter, architetto, Reggio E.
BARILLI Angelo, agronomo, Reggio E.
BASSETTI Giampaolo, architetto, Forlì
BATTISTONI Mirella, presidente Elfo, Reggio E.
BEDOSTI Raffaella, architetto, Bologna
BELLOCCI Marina, architetto, Reggio E.
BELLONE Gianfranco, architetto, Aosta
BELTRAME Valentina, biologo, Provincia di Bologna
BENASSI Ugo, senatore, Reggio E.
BERTOLETTI Federica, architetto, Parma
BERTOLINI Giuseppe, agronomo, Reggio E.
BESATE Aldo, architetto, Vercelli
BEVIVINO Raffaello, architetto, Reggio E.
BIAGIANTI Roberto, architetto, Pesaro
BIAGINI Maicher, presidente CAIRE Progettazione,
Reggio E.
BIALE Barbara, direttore confartigianato di Imperia
BIANCHINI Marco, Università  di Parma
BIANCO Bruno, architetto, Politecnico di Torino
BICO Gianluca, forestale, Savona
BONACINI Claudio, sociologo, Reggio E.
BONEZZI Dante, architetto, Reggio E.
BONFARDINI Claudia, Cuneo
BONFARDINI Pier Roberto, architetto, Cuneo
BONTEMPI Carlo, architetto, Parma
BORASIO Mariella, architetto, Milano
BORGHI Antonella, grafica, Reggio E.
BORGHI Enrico, presidente UNCEM
BORGOGNO Sergio, agronomo, Imperia
BORRINI Italo, ingegnere, Parma
BOTTAZZI Luigi, economista, Reggio Emilia
BRIGANTI Cesario, architetto, CSI Piemonte
BRIGHI Otello, architetto, Comune di Cesena
BRIONI Maurizio, presidente Istituto Banfi, Reggio E.
BUFFA Antonio, ingegnere, Verona
BULGARELLI Germano, già  Sindaco di Modena
BUSSI Enrico, agronomo, Reggio E.
BUSSI BONFERRONI Giuseppina, Reggio E.
CAGLIERO Giorgio, ingegnere, Fossano
CAMERLENGHI Eugenio, agronomo, Mantova
CAMPEOL Anna Maria, architetto, Provincia di Reggio E.
CAMPOS VENUTI Giuseppe, presidente onorario INU
CANALE Sascia, ingegnere,TECNIC, Roma
CANOVI Antonio, storico, Reggio E.
CAREDDU Paola, CERFORM Sassuolo
CARRI Alessandro, senatore, Reggio E.
CASARINI Alessandro, architetto, Verona
CASANOVI Osvaldo, Castelnuovo Garfagnana
CASOLI Barbara, geologo, Reggio E.
CASSIBBA Leopoldo, agronomo, Torino
CASTAGNETTI Pier Luigi, deputato, Reggio E.
CATELLI Paolo, ingegnere, Pesaro
CATTERO Bruno, sociologo, Torino
CAVALCOLI Piero, architetto, Regione Puglia
CAVINI Bruno, segretario generale UNCEM, Roma
CAVO Adriano, Provincia di Imperia
CEFALOTA Franco, economista, Reggio E.
CENCETTI Stefano, Direttore Azienda AUSL Modena
CENINI Vittorio, direttore della rivista “Il diaconato in
Italia”, Reggio E.
CHANOUX Maria Lucia, architetto, Cagliari
CHESI Sandro, Reggio E.
CHIAPPONI Medardo, direttore del Corso di laurea in
disegno industriale, IUAV
CHICCHI Giuseppe, già  Sindaco di Rimini
CIGARINI Gian Paolo, Reggio E.
CIGARINI Giovanni, Bipop-Carire, Reggio E.
CILLONI Andrea, economista, Reggio E.
CIMARELLI Piero, economista, Pesaro
CIOLFI Mario, architetto, Campobasso
CIUCCI Rodolfo, architetto, Pesaro
COGNIGNI Liana, geologo, Bologna
COLUMBRO Carmela, architetto, Regione Lombardia
CONFETTA Giancarlo, agronomo, Reggio E.
CONTI Giordano, Sindaco di Cesena
CROCIONI Giovanni, Università  di Bologna
CROTTI Contardo, agronomo, Bergamo
DE GIACOMI Antonio, già  Assessore, Provincia di Cuneo
DEL CIMMUTO Loreto, Lega Autonomie Locali, Roma
DEL RIO Graziano, Sindaco di Reggio Emilia
DI BELLO Luigi, agronomo, Parma
DI MEGLIO Luigi, Associazione “Il Ponte”, Vercelli
DOMINIONI Paolo, economista, Provincia di Verona
DOSSETTI Giuseppe, Presidente Ce.I.S., Reggio E.
DREI Roberto, CCC, Bologna
ELENA Domenico, Provincia di Rimini
ELIOFOTOTECNICA BARBIERI, Parma
EVANGELISTI Francesco, architetto, Comune di Bologna
FACCIOTTO Pier Mario, ingegnere, Cuneo
FANFANI Roberto, Università  di Bologna
FARINA Roberto, OIKOS, Bologna
FERRARI Carla, architetto, Modena
FERRARI Daria, architetto, Provincia di Verona
FERRARI Giorgio, ingegnere, Reggio E.
FERRARI Luisa, insegnante, Reggio E.
FERRI Vittorio, architetto, Parma
FESTANTI Maurizio, dirigente Servizio Istituzioni
Culturali,Comune di Reggio E.
FILIPPINI Claudio, Provincia di Reggio. E.
FIORANI Giuseppe, Università  di Modena e Reggio E.
FINI Giovanni, ingegnere, Bologna
FIORAVANTI Valerio, architetto, Reggio E.
FIORI Maria Clotilde, La Spezia
FOIETTA Paolo, architetto, Provincia di Torino
FORNACIARI Raffaello, Reggio E.
FORTELLI Maddalena, Comune di Reggio E.
FORTELLI Matteo, Reggio E.
FORTUNATO Franco, architetto, Biella
FRANZONI Vittorio, Reggio E.
FRIGERIO Antonio, già  direttore CEDOC, Varese
GABETTA Monica, biologo, Milano
GABRIELLI Bruno, Università  di Genova
GAIETTA Giorgio, architetto, Provincia di Vercelli
GALIZZI Giuseppe, Università  Cattolica del Sacro Cuore,
Piacenza
GALLIANO Giuseppe, geologo, Mondovì
GANDINI Stefano, Novellara
GANDOLFO Claudio, giornalista, Brescia
GARBUGLIA Luciana, Assessore alle Attività  Produttive
Comune di Forlì
GARIO Giuseppe, sociologo, Banca Intesa, Milano
GHERPELLI Giuseppe, Dirigente alla Cultura Comune di
Firenze
GIORGI Paolo, architetto, Sulmona
GIUDICE Mauro, architetto, Regione Piemonte
GOLINELLI Pier Paolo, avvocato, Mondovì
GONZI Guido, già  Presidente UNCEM
GOTTARDI Matteo, agronomo, Bologna
GRAPPI Enzo, economista, Reggio E.
GROSSI BIANCHI Giovanni, architetto, Genova
GROSSO Luigi, sociologo, Fossano
GUARESCHI Eros, informatico Comune di Reggio E.
JAFFEI Carlo Alberto, agronomo, Bologna
LACAVA Alberto, Università  di Roma
LAGUZZI Sergio, informatico, CSI, Torino
LANZETTI Renato, ricercatore, Savigliano
LAVECCHIA Francesco, architetto, Reggio E.
LEONI Giancarlo, architetto, Provincia di Mantova
LIGABUE Guido, dirigente ACER, Reggio E.
LONARDI Mario, già  Sindaco di San Martino Buonalbergo
LUGLI Gemininano, Reggio E.
LUPATELLI Giampiero, economista, Reggio E.
MAERO F. Paolo, Società  Studi Storici, Cuneo
MALAGOLI Angelo, presidente ACT Reggio E.
MALAVASI Luciana, architetto, Comune di Parma
MAMMI Antonio, insegnante, Reggio E.
MANDRILE Livio, architetto, Comune di Torino
MANENTI VALLI Franca, architetto, Reggio E.
MANICARDI Enrico, architetto
MANIERI Giovanni, ingegnere, Regione Emilia Romagna
MANFREDI Giuliana, Edizioni Diabasis, Reggio E.
MANGINI Fiamma, Comune di Genova
MARCHETTI Giuseppe, Università  di Pavia
MARGARITELLI Dorino, Centro Studi Val Ceno
MARMIROLI Francesco, sacerdote, Reggio E.
MARTINETTI Bartolomeo, onorevole, Mondovì
MARTUFI Fiorenza, Comune di Pesaro
MARVASI Matteo, economista, Regione Calabria
MARZANI Carlo Pio, Sindaco di Bardi
MASSARETTI Piergiorgio, architetto Università  di Bologna
MASSOCCO Patrizia, architetto, Fossano
MATIUSSI Paolo, Regione Emilia-Romagna
MAURO Maurizio, architetto, Roma
MAZZA Francesco, ingegnere, Bologna
MAZZAPERLINI Mario, Reggio E.
MELE Nicodemo, giornalista, Bologna
MELLONI Alberto, Università  di Modena e Reggio E.
MERLI Francesco, medico, Reggio E.
MICHELINI Massimo, Presidente Consorzio AIMAG,
Mirandola
MIGLIO Antonio, Presidente Fondazione Cassa di
Risparmio di Fossano
MONACO Carlo, Presidente Gruppo Assembleare per
l’Emilia Romagna, Bologna
MONTANARI Giacomo, architetto, Piacenza
MONTECCHI Elena, Sottosegretario di Stato ai beni e
alle attività  culturali, Reggio E.
MONTRESOR Giovanni, ingegnere, Verona
MORELLI Cleto, architetto, Roma
NEGRI ZAMAGNI Vera, Università  di Bologna
NICOLO Giuseppe, Lega delle cooperative, Torino
NIGRO Gianluigi, Università  La Sapienza, Roma
ORSO Marinella, architetto, Albenga
PAGLIARI Giorgio, Università  di Parma
PANZETTA Marco, architetto, Rimini
PARBONI Stefano, informatico Torino
PARMIGGIANI Marina, architetto, Reggio E.
PARMIGGIANI Silvio, Reggio E.
PASA Marco, insegnante,Verona
PASINI Egidio, Reggio E.
PASTORELLO Nicola, Biella
PASTORINI Antonio, architetto, Reggio E.
PEDRONI Claudio, architetto, Reggio E.
PELLICIOLI Francesco, Bergamo
PERBELLINI Gianni, architetto, Verona
PIACENTINI Anna, Reggio E.
PIACENTINI Agnese, Novellara (Re)
PIACENTINI Benedetto, religioso, Israele
PIACENTINI Chiara, Reggio E.
PIACENTINI Francesco, Reggio E.
PIACENTINI Giovanni, Reggio E.
PIACENTINI Giuseppe, Corpo Forestale dello Stato,
Reggio E.
PIACENTINI Lucia, Reggio E.
PIACENTINI Maria, Reggio E.
PIACENTINI Pietro, Reggio E.
PIACENTINI Sara, religiosa, Bologna
PIACENTINI Teresa, religiosa, Giordania
PIACENTINI BUSSI Liliana, Reggio E.
PICCININI MARIO Presidente INU sezione, Emilia
Romagna
PICCHI Ettore, Reggio E.
PIGNONE Raffaele, geologo, Regione Emilia-Romagna
PIGONI Pasquina, insegnante, Reggio E.
PIRAZZOLI Maurizio, Presidente Ordine Naz. Agronomi
PLATA Marco, architetto, Novara
PORTA Sergio, architetto, Reggio E.
PREGER Edoardo, architetto, Cesena
PRODI Paolo, storico, Bologna
PRODI Quintilio, architetto, Reggio E.
PROPERZI Piero, Università  dell’Aquila
QUARANTA Livio, Presidente Comunità  Montana V. Stura
RANZANI Piero, architetto, Milano
REVERBERI Luca, ingegnere, Reggio E.
RIGAMONTI Paolo, architetto, Genova
RIGHI Ezio, architetto, Modena
RINALDI Giacomo, sacerdote, Reggio E.
RINALDI Giovanni, Regione Emilia Romagna
RIXI Lorenzo, già  direttore ILRES, Genova
ROBERI Natale, già  Sindaco di Priola, Cuneo
ROCCHI Pier Giorgio, architetto, Bologna
RONCO Roberto, Università  di Torino
ROTA Enrico, insegnante, Reggio E.
RUINI Roberto, già  Presidente Provincia di Reggio Reggio
SACCHETTI Francesco, Università  di Firenze
SACCHETTI Lauro, ingegnere, Reggio E.
SALIZZONI Giovanni, già  Vice Sindaco di Bologna
SALVATICO Gianluca, geometra, Cuneo
SALVIO Massimo, dirigente d’azienda, Milano
SANTANIELLO Mariano, architetto, Provincia di
Alessandria
SAPORITO Guglielmo, avvocato, Reggio E.
SARPIERI Carlo, già  Presidente della Provincia di Forlì
SCANSANI Sandro, Edizioni Diabasis, Reggio E.
SEZZI Azio, economista, A.P.I., Reggio E.
SIAS srl, Modena
SILVANI Alberto, CNR, Roma
SIMONAZZI Daniele, sacerdote, Reggio E.
STORCHI Massimo, Comune di Reggio E.
STORTI Maristella, architetto, Università  di Genova
STURLESE Ugo, vice presidente SIMEO, Società  Italiana
Medici di Emergenza e Urgenza, Cuneo
SURACE Luciano, Istituto Idrografico della Marina,
Genova
TABBà Antonello, Sindaco di Albenga
TACCHINI Giuseppe, architetto, Piacenza
TAGLIAFERRI Lorenzo, Reggio E.
TAMBURINI Patrizia, architetto, Forlì
TECNICOOP – S.c.r.l, Bologna
TENEGGI Marianives, grafica, Reggio E.
TENEGGI Tiziano, architetto, Reggio E.
TINTORI Silvano, Politecnico di Milano
TOMATIS Domenico, Regione Piemonte
TONDELLI Omar, informatico, Reggio E.
TORCHIO Giuseppe, Presidente, Provincia di Cremona
TORTORETO Emanuele, Politecnico di Milano
TRUFFELLI Corrado, Università  di Parma
TURATI Marco, architetto, Cremona
VECCHI Giancarlo, IRS, Milano
VENTURI Carlo Maria, ECUBA, Bologna
VERONI Gabriella, architetto, Varese
VIANELLO Dioniso, ingegnere, Bassano del Grappa
VIANELLO Gilmo, Università  di Bologna
VIEL Gianni, geologo, Bologna
VILLA Mario, Politecnico di Torino
VOLTOLINI Anna Maria, Reggio E.
VOLTOLINI Giovanni, sacerdote, Reggio E.
ZANI Angelo, ingegnere, Reggio E.
ZANNI Alberto, Ente Formazione Professionale Edile,
Reggio E.
ZAPPI Onorio, economista, Imola
ZIMMER Eva,VOITH TURBO, Reggio E.

Bilanci

Consuntivo 2006

Ricavi
Attività  Istituzionale      17.813,20
Progetti                          54.461,68
Totale Generale Ricavi    72.274,88

Costi
Attività  Istituzionale      33.320,60
Progetti                          38.679,50
Totale Generale Costi     72.000,10
Avanzo                                274,78

Consuntivo 2007

Ricavi
Attività  Istituzionale     13.838,26
Progetti                         10.139,60
Totale Generale Ricavi   75.603,69

Costi
Attività  Istituzionale     39.432,79
Progetti                           1.776,18
Totale Generale Costi   65.275,49
Avanzo                         10.328,20

Consultazione dei fondi documentari

I fondi documentari dell’Associazione sono disponibili per la consultazione previo appuntamento telefonico allo 0522/441040
o allo 0533/451657. à possibile prelevare originali cartografici e fotografie per effettuare copie o scansioni.

Assemblee degli associati

Si è svolta il 19 maggio 2007 l’Assemblea ordinaria degli Associati per l’approvazione del Bilancio consuntivo 2006.
Si è svolta il 17 maggio 2008 l’Assemblea ordinaria degli Associati per l’approvazione del Bilancio consuntivo 2006.

Organi dell’associazione

Presidente: Eros Guareschi
Vice Presidenti: Ugo Baldini
Tesoriere: Giuseppe Piacentini
Consiglieri: Ugo Baldini, Enrico Borghi, Enrico Bussi, Medardo Chiapponi, Giuseppe Dossetti, Francesco Evangelisti, Carla
Ferrari, Giorgio Ferrari, Luciana Garbuglia, Mauro Giudice, Eros Guareschi, Mario Lonardi, Giampiero Lupatelli, Francesco
Merli,Giuseppe Piacentini, Tiziano Teneggi, Enzo Valbonesi
Collegio dei Sindaci Revisori: Antonio Miglio, Aldo Barchi, Giampaolo Bassetti

Come aderire all’associazione

Per aderire all’Archivio Osvaldo Piacentini è sufficiente provvedere al versamento della quota associativa annuale di 55
euro, tramite bonifico bancario:

Banca Popolare dell’Emilia Romagna – Agenzia 5 – Reggio Emilia
coordinate IBAN
IT/O6/G/05387/12804/000001112238 –

oppure
compilando la scheda allegata al presente Notiziario e inviarla tramite posta o fax agl indirizzi dell’Archivio:

Archivio Osvaldo Piacentini, via Reverberi,2 – 42100 Reggio Emilia
tel.0522 – 441040 fax 0522 – 439336
e-mail: info@archiviopiacentini.it

Si pregano gentilmente gli associati di comunicare le variazioni di indirizzo alla Segreteria dell’Associazione, in modo da
permettere una diffusione ottimale delle pubblicazioni e degli avvisi.

Progetti in corso

L’esperimento INA Casa del quartiere “Rosta” a Reggio Emilia Fotografia Europea 2007

Su commissione dell’assessorato alla Cultura del Comune di Reggio Emilia in occasione della Fotografia Europea 2007 l’Archivio Osvaldo Piacentini ha realizzato la mostra L’esperimento InaCasa del Quartiere “Rosta” a Reggio Emilia. La mostra, curata dal prof. Pier Giorgio Massaretti dell’ Università  di Bologna, ha analizzato l’esemplare caso Rosta Nuova inserendolo nel dibattito europeo sulla ricostruzione post-bellica, in rapporto alle scelte progettuali di altri paesi maturate prima e dopo la seconda guerra mondiale, scelte che nel “nostro” dopoguerra sono riprese e reinterpretate alla luce della tradizione italiana. Particolare attenzione è stata dedicata alla realtà  nazionale e al ruolo del piano InaCasa e alla sua forte coerenza con la politica governativa del periodo. L’Ina-Casa rappresenta per i tecnici la prima vera occasione per realizzare “una grande ricostruzione” e la possibilità  di incidere sullo sviluppo urbano e sulla forma fisica e sociale della città : l’unità  quartiere diventa strumento indispensabile per modellare l’informe e diffusa crescita delle città  italiane. Il quartiere con le sue case, attrezzature collettive, spazi aperti e giardini non è semplice addizione urbana, ma è interpretato come ambito di formazione e dispositivo per una ricostruzione anche sociale dell’Italia. Rosta è esempio significativo di questa nuova concezione del quartiere, molti gli spazi comuni (la piazza, la scuola, il centro sociale e i portici) che come direbbe Osvaldo Piacentini “favoriscono la formazione di vincoli di comunanza e di solidarietà “; esemplari le tecniche di costruzione che si riallacciano alla tradizione, ai suoi materiali e alle maestranze locali; importante poi la vivace attività  socio-culturale che da sempre caratterizza il quartiere dimostrazione concreta di come il “governo partecipato” del proprio territorio sia ancora, nonostante un ventilato declino dirigista della politica locale, una rara ricchezza sulla quale investire con coraggio.

Osvaldo Piacentini:
un intellettuale del territorio fra miracolo economico
e genesi del modello emiliano. Seminario di approfondimento.

Marzia Maccaferri, assegnista presso il Dipartimento di Scienze Sociali, Cognitive e Quantitative dell’Università  di Modena e Reggio Emilia l’8 novembre 2007 presso l’Aula Magna Pietro Manodori dell’Università  di Modena e Reggio ha presentato lo stato di avanzamento della ricerca sulla biografia storicointellettuale di Osvaldo Piacentini. “La ricerca ha lo scopo di arricchire la riflessione sullo spazio pubblico italiano nell’età  contemporanea, e contribuire al dibattito urbanista, alla ricostruzione della storia dell’urbanistica italiana nel secondo dopoguerra. Ma anche per contribuire alla interpretazione della questione urbanistica come elemento imprescindibile della storia del dopoguerra italiano, come prisma dello spazio e del discorso pubblico – la storia delle città , del territorio, gli interventi urbanistici intesi come “storia civile”. Per interrogarsi sulla relazione fra modernizzazione e gestione del territorio, per considerare l’urbanistica un aspetto della costruzione e sedimentazione del welfare state. Per tentare, in altre parole, di “fare” una storia della modernizzazione italiana non settoriale, ma interdisciplinare”.

Seminario sullo stato di attuazione della L.R. 20
Bologna, 12 febbraio 2008

Il 12 Febbraio 2008, presso il Padiglione dell’Esprit Noveau al quartiere fieristico di Bologna, l’Archivio Osvaldo Piacentini, nel quadro della sua attività  di promozione del dibattito disciplinare sui temi dell’urbanistica e dello sviluppo civile, ha organizzato in collaborazione con Oikos Centro Studi un seminario per riflettere sullo stato di attuazione della Legge Regionale 20 anche alla luce delle proposte di modifica contenute nel Progetto di Legge di iniziativa della Giunta Regionale per una “riforma solidale” della legge urbanistica e avendo a riferimento la pi generale esigenza di servire una svolta culturale, tecnica e politica pi attenta all’efficacia e all’efficienza delle politiche pubbliche e al recupero di operatività  del Sistema Paese. Il Seminario, introdotto dalle relazioni di Ugo Baldini e Giorgio Pagliari, ha visto la partecipazione di numerosi esperti impegnati nella pianificazione urbanistica in campo regionale e la presenza di un nutrito gruppo di Amministratori e Dirigenti della Regione Emilia Romagna, ha partire dall’assessore Luigi Gilli, dal presidente della Commissione Consiliare Giancarlo Muzzarelli e dal direttore dell’ANCI Emilia Romagna Antonio Gioiellieri. Nei lavori del seminario sono intervenuti tra gli altri Felicia Bottino, Carlo Monti, Giovanni Crocioni, Leonardo Draghetti, Giovanni De Marchi, Giovanni Santangelo, Michele Zanelli.

Prossima Pubblicazione
“Dalla Ricostruzione al Post Concilio. Generazioni a confronto”.
Testimonianze raccolte sulla generazione di Osvaldo Piacentini nella storia reggiana del
secondo novecento di Paolo Burani, Antonella Morlini, Giuseppe Piacentini, Cristian Ruozzi,
introduzione di Sandro Spreafico.

Il progetto, nato ancora nel 2003, voleva raccogliere alcune testimonianze “in diretta” sulla realtà  ecclesiale reggiana del dopoguerra, quella di Osvaldo Piacentini, valutandone i moti profondi, le attese, le speranze, le (dis)illusioni; lo spaccato ideale e reale, dal suo medesimo punto di vista, di una generazione protagonista della storia civile e religiosa della città  e della provincia di Reggio Emilia. Durante la sua realizzazione sono state raccolte, in un periodo di pi di 2 anni, circa una sessantina di testimonianze – alcune delle quali oggi irripetibili per la scomparsa dei protagonisti – su un universo naturalmente non esaustivo di circa 150 persone interpellate, tutte dell’ambiente, pi o meno allargato, di crescita umana, lavorativa, civile ed ecclesiale di Osvaldo Piacentini. Le interviste erano differenziate, almeno come domande di riferimento, sui “coetanei”, i “giovani” ed i “non praticanti”, per poter sentire la voce anche di chi guarda le cose da un punto di vista pi esterno. La eterogeneità  del materiale raccolto, dalla semplice risposta su qualche punto alla memoria dattiloscritta, alcuna di queste ultime davvero notevole per profondità  e ampiezza di riflessioni, ha suggerito di raccogliere in quattro saggi ordinati per materia – citando ampiamente il materiale disponibile col discorso diretto – il filo dei risultati, anche discordanti, delle risposte ai questionari-guida delle interviste. Paolo Burani affronta il tema di come la generazione del dopoguerra dovette prima imparare “cos’è la democrazia”, e solo poi di cercare di realizzarla sotto la guida di Giuseppe Dossetti e l’ispirazione di Jacques Maritain, dopo avere subito la dura forgia della guerra. Antonella Morlini coglie il passaggio successivo delicato e sempre da riconquistare che va dal “costruire la società  (a ispirazione) cristiana” al “costruire la democrazia”: non un “arretramento, ma un “avanzamento” secondo la citazione del Lazzati. Cristian Ruozzi interpreta questi passaggi attraverso l’opera, l’impegno, la azione professionale di alcuni protagonisti emergenti dalle interviste, e la cui personalità  fornisce un contributo importante al merito del lavoro. Giuseppe Piacentini raccoglie la vita pi propriamente ecclesiale del medesimo ambiente in un periodo pi lungo: dal Concilio sino al Sinodo diocesano, allargando la prospettiva raccolta dalle prime interviste con l’analisi di alcuni contesti diocesani particolarmente significativi nell’interpretare “il nuovo”: oltre alla Parrocchia di Piacentini le realtà  di Sant’Ilario, di Santa Croce, di San Faustino di Rubiera. Il saggio è introdotto dal maggiore studioso della realtà  ecclesiale reggiana, lo storico Sandro Spreafico.

Luciano Colla, un ricordo

E’ morto Luciano Colla. Ho avuto la notizia da Ugo Baldini e, con lui, abbiamo difuso la notizia a coloro che lo avevano conosciuto. Ci siamo resi conto che aveva lasciato un buon ricordo nonostante il periodo non lungo (5 anni) che aveva vissuto e lavorato in questa regione prima di lasciarla per ritornare nella sua Liguria. L’ho conosciuto giovanissimo quando ci siamo incontrati non ricordo dove, ma durante i lunghi percorsi in treno che ci portavano in giro per l’Italia a sfogare un grande entusiasmo politico in convegni, congressi, seminari. Mi tornano in mente cose che mi avevano colpito: la sua capacità  di dormire poco (in treno o in macchina, non c’erano i soldi per altre soluzioni) e quella di sopravvivere accontentandosi di un cappuccino e una brioche. Fu quello stesso entusiasmo che, saputo che a Parma avevamo fondato il “Collettivo di architettura, urbanistica e ricerche”, lo spinse a volerne fare parte. Arrivò nel 1972, poco dopo la laurea e si adoperò per costruirvi la sezione di ricerche socio-economiche. Visse un momento che credo sia stato molto bello perché così l’ho vissuto anch’io. Perché era un periodo esaltante sul piano politico e disciplinare. Nel quale il lavoro innovativo che i Comuni emiliani avevano svolto nel decennio precedente, per proporre una nuova cultura del governo del territorio, aveva trovato nella neonata Regione nuove prospettive di sintesi e di efficacia. Perché, con il Collettivo, aveva lavorato a fianco degli amici della Cooperativa Architetti e Ingegneri di Reggio Emilia e quindi, di Osvaldo Piacentini, che ha costituito uno degli uomini fondamentali di riferimento per la formazione di molti di noi. Perché, e questo vale per lui, stava crescendo come figura professionale inusuale nel nostro panorama nazionale: un sociologo che integrava nella propria professionalità  il sapere economico e quello urbanistico. L’entusiasmo con cui lavorava gli ha regalato, in un tempo breve ma di intensissima attività , un grande bagaglio culturale e disciplinare che ha voluto portare nella sua regione, nella sua attività  all’ILRES, nel suo insegnamento all’Università , nella sua attività  professionale. Sfortunatamente si è fermato troppo presto, ma fortunatamente ha lasciato cose cui molti di noi potranno attingere.

Uno, bambino nella cuna

sullo schema di una antica filastrocca ebraica, che fu adattata anche al catechismo cattolico. Da una prima idea di Piergiorgio Rocchi e da una proposta di Ugo Baldini. Dedicata a Maurizio Sani come benvenuto fra noi pensionati.

Uno
bambino nella cuna
deciderà 
se il babbo farà  il sindaco
o se ne andrà 

la notte e il dì
a far l’Emilia Rossa è stato il
Piccì

Due
Giacomo e Maurizio
ognuno col suo sfizio
Passante o metrotram
mi sa che gna’a fan

bambino nella cuna
la notte e il dì
a far l’Emilia Rossa è stato il
Piccì

Tre
remagi prepotenti
pretendon tanti doni
Filetti, i costruttori
e le Cooperazioni

Giacomo e Maurizio
bambino nella cuna
la notte e il dì
a far l’Emilia Rossa è stato il
Piccì

Quattro
Sinistra arcobaleno
e chi la vuole tanto
e chi la vuole meno
chissà  se si farà 

remagi prepotenti
Giacomo e Maurizio
bambino nella cuna
la notte e il dì
a far l’Emilia Rossa è stato il
Piccì

Cinque
sistemi di trasporto
più d’uno va già  storto
e nel binario morto
mi sa che finirà 

Sinistra arcobaleno
remagi prepotenti
Giacomo e Maurizio
bambino nella cuna
la notte e il dì
a far l’Emilia Rossa è stato il
Piccì

Sei
i beni comuni
del territorio
che Toni ci tien tanto
chi li difenderà 
sistemi di trasporto
Sinistra arcobaleno
remagi prepotenti
Giacomo e Maurizio
bambino nella cuna
la notte e il dì
a far l’Emilia Rossa è stato il Piccì

Sette
città  del piessecì
spiegate ed illustrate
che non se ne può più
sembrano un pierregì

beni comuni
sistemi di trasporto
Sinistra arcobaleno
remagi prepotenti
Giacomo e Maurizio
bambino nella cuna
la notte e il dì
a far l’Emilia Rossa è stato il Piccì

Otto
binari essefemme
i treni vanno lemme
e i pendolari afranti
sono sempre di men

città  del piessecì
beni comuni
sistemi di trasporto
Sinistra arcobaleno
remagi prepotenti
Giacomo e Maurizio
bambino nella cuna
la notte e il dì
a far l’Emilia Rossa è stato il Piccì

Nove
pezzi di Tua Bologna
ciascuno che s’ingegna
per tornare a sguazzar
ma ce la potrà  far?

binari essefemme
città  del piessecì
beni comuni
sistemi di trasporto
Sinistra arcobaleno
remagi prepotenti
Giacomo e Maurizio
bambino nella cuna
la notte e il dì
a far l’Emilia Rossa è stato il Piccì

Dieci
i Celestini erranti
sembravan forti e tanti
nessuno più ne sa.
qualcun si è sistemà 

pezzi di Tua Bologna
binari essefemme
città  del piessecì
beni comuni
sistemi di trasporto
Sinistra arcobaleno
remagi prepotenti
Giacomo e Maurizio
bambino nella cuna
la notte e il dì
a far l’Emilia Rossa è stato il Piccì

Tanti
i Sindaci festanti
tutti di un sol partito
or nuovo e ripulito
formano un forte gruppo
che vuole lo sviluppo
che chiaman sostenibile
con faccia inossidabile
cioè più capannoni
torri cave stradoni
per far pagare al fesso
che arriva solo adesso
e togliere via l’ICI
a tutti vecchi amici
e a chi li voterà 

i Celestini erranti
pezzi di Tua Bologna
binari essefemme
città  del piessecì
beni comuni
sistemi di trasporto
Sinistra arcobaleno
remagi prepotenti
Giacomo e Maurizio
bambino nella cuna
la notte e il dì
a far l’Emilia Rossa è stato il Piccì

Dopo aver dato opportuna enfasi (largo sostenuto) all’ultima strofe tornare indietro
al contrario, fino all’inizio e poi così avanti fino alla fine della tornata amministrativa
(o all’espressione irrevocabile del bambino suddetto)